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Regione Campania |
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| Sorrento - (Sorrento) |
Di origine fenicia, raggiunse l'apogeo nel Medioevo come libero ducato marinaro arrivando a contendere ad Amalfi e Napoli il primato nell'Alto Tirreno. Tremendamente saccheggiata dai Turchi, subì poi la rivolta dei paesi circostanti sui quali sempre esercitò il suo controllo. Nel 1544 nacque Torquato Tasso, cantore della Gerusalemme Liberata.
Sull'onda del Gran Tour romantico: quadri, resoconti di viaggio, filmografie sulle note della stupenda "Torna a Surriento" di De Curtis, l'hanno resa meta ambita a viaggiatori di tutto il mondo. Ricchissima di monumenti e di bellezze naturali, rigorosamente da non perdere: come le Ville Romane di Puolo; ancora oggi sono notevoli i resti archeologici che si intravedono in tre diversi punti della costa adiacente alla Marina di Puolo, e si riscontrano in essi, con certezza, gli avanzi di tre ville romane databili al I-II secolo d.C. Seguendo la costa da Massa Lubrense verso Sorrento, il primo di questi tre gruppi di ruderi lo riscontriamo sulla Punta del Capo di Massa, immediatamente prima dell'abitato di Puolo; il secondo sul piccolo promontorio della Calcarella, subito dopo la suddetta Marina; il terzo sulla Punta del Capo di Sorrento. Per quanto concerne la villa sita sulla Calcarella, benché ne siano rimasti pochi resti, essa doveva coincidere con la villa appartenuta a Pollio Felice, illustre esponente di una nobile famiglia di Pozzuoli.
La primitiva Cattedrale di Sorrento era molto più a monte, presso l'antico cenobio benedettino di San Renato, in seguito, nel X secolo venne trasferita nel cuore della cinta urbana tra i due decumani greco-romani. In un documento del XII è riportato che il Cardinale Riccardo de Albano il 16 marzo 1113 consacrò l'attuale Cattedrale dedicandola alla Vergine Maria Assunta in cielo ed agli apostoli Filippo e Giacomo minore; in seguito questa venne più volte ampliata sia dall'arcivescovo Domizio Falangola (1450), che dal Cardinale Francesco Remolines (1505). Dopo la terribile invasione dei Turchi nel 1558, fu interamente riedificata da Mons. Giulio Pavesi, per essere definitivamente trasformata in stile barocco, come attualmente si ammira, dagli arcivescovi Didaco Petra e Filippo Anastasio nel 1700. Dell'antica facciata si conserva solo l'ingresso del XIV secolo, adorno di due colonne di marmo rosa, resti di antichi templi pagani aventi sui piedistalli scolpito lo stemma dell'arcivescovo Lelio Brancaccio (1571 - 1574).
Nel centro antico della città, sui due piani del restaurato Palazzo Pomarici Santomasi, è esposta una ricca collezione di mobili e oggetti del tipico artigianato sorrentino, con pregiati pezzi d'arredo dal 400 all'800 dei maestri nazionali e sorrentini della tarsia lignea. Una tecnica di cui ancora oggi sono presenti sul territorio circa settecento valenti artigiani che proseguono quella storica lavorazione con un attualizzazione del design e delle fasi di lavorazione. Un MuseoBottega, come usa definirlo il suo fondatore l'architetto Alessandro Fiorentino, al cui interno vengono illustrate le tecniche di lavorazione dal "mosaico" al "ricaccio", i materiali utilizzati, i temi decorativi, con pezzi originali esposti e foto d'epoca degli artigiani nelle varie fasi della lavorazione. Sorrento è un'occasione per vivere una giornata sul mare, dirigendosi lentamente oltre le piccole insenature, gli approdi, le baie e le torri, fino alla spiaggia di Positano.
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| Benevento - (Benevento) |
Città ricca di un importante patrimonio storico e artistico, Benevento sorge in una conca circondata da montagne. Sottomessa dai Romani, divenne nel 571 capitale del ducato Longobardo, uno dei grandi centri culturali dell'alto Medioevo nell'Europa cristiana, sottomesso solo dai Normanni. In seguito, fino al 1860 la città appartenne quasi sempre alla Chiesa. Il tessuto urbano, pur tormentato da sismi e bombardamenti, è ricco di elementi urbanistici e architettonici di varie epoche, che ovunque nel centro storico ricordano il denso passato della città. L'arco di Traiano (114 d.C.),perfettamente conservato, è uno dei più insigni archi di trionfo della romanità. Sempre al II secolo d.C. risale il Teatro Romano, di dimensioni grandiose, che poteva contenere circa 20.000 spettatori.
La Chiesa di S.Sofia portata a termine da Arechi II Duca di Benevento, fu inaugurata nel 762 d.C.;a pianta metà circolare e metà stellare, presenta due corridoi concentrici creati da pilastri e colonne che formano un esagono centrale e un decagono esterno e che reggono l'intera volta creando suggestivi giochi di luce e di ombre. Il Duomo, di età longobarda consacrato nel 780 d.C. dal vescovo Davide, ampliato nel XII secolo in forme romaniche e molto danneggiato dai bombardamenti del '43, conserva oggi, quasi intatta, la facciata e il massiccio campanile del 1280 ornato da marmi romani, con due bifore gotiche e la Cripta impreziosita da importanti affreschi d'epoca , oggi sede del Museo Diocesano. E' stata da poco restaurata la Porta di Bronzo, del XII secolo, costituita da 72 formelle raffiguranti scene della vita di Cristo e raffigurazione dei Vescovi Suffraganei. La Rocca dei Rettori eretta nel 1321 come sede dei Rettori pontifici, è situata nel punto più alto della città, sui resti di un antico fortilizio longobardo a sua volta eretto su consistenti tracce di un edificio romano.
Recenti ricerche archeologiche hanno evidenziato buona parte della struttura muraria di un acquedotto romano e di una necropoli sannita risalente al IV secolo a.C.. La Rocca, costruita tangenzialmente alle mura della città, a pianta poligonale, sul modello delle fortezze di Avignone e Carcassonne, inglobava fino al secolo scorso una porta di accesso alla città: Porta Somma. A questo monumento sono legati molti fatti di storia e di vita cittadina. Ha visto prigioniero Muzio Attendolo Sforza e, nel 1443 Alfonso D'Aragona, Re di Napoli che vi tenne il Gran Parlamento del Regno.
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| Atrani - (Atrani) |
Situata tra il mare e l'alta scogliera e stretta tra profonde pareti rocciose allo sbocco dell'angusta valle del Dragone fra le pendici del monte Civita e del monte Aureo che la divide da Amalfi, Atrani, centro costiero che meglio ha conservato le sue antiche caratteristiche topografiche, offre al visitatore un quadro fantastico con la sua spiaggia raccolta e protetta.
La struttura tipicamente medievale di Atrani, conservata splendidamente, ricalca quella di Amalfi ripetendone lo stesso modello architettonico di vicoletti sinuosi, stretti, sormontati da frequenti archi e voltoni, squarciati da cortili, piazzali, con le caratteristiche scalinatelle dal fascino particolare tutto avvolto in candido manto di calce.
Anche ad Atrani, piccolo presepe naturale, un percorso labirintico si snoda verso l'alto con case aggrappate alla roccia, costruite una sull'altra in un intrico di gallerie, di portici e di scalinate.
Magiche situazioni create dai giochi di luce nascono da stradine talvolta inghiottite da altrettanto magiche architetture che, quasi d'incanto, si slargano mentre la luce solare s'irradia rendendone fantastica la visione.
La vallata del Dragone alla cui estremità sorge Atrani, fu frequentata già nel VII secolo a. C. dagli Etruschi a cui più tardi si mescolarono, come in altre località della costiera, elementi Greci.
Il vero e proprio insediamento cittadino avvenne però soltanto verso la fine del IV secolo d. C., durante la decadenza dell'impero romano, ad opera di fuggiaschi romani.
Il giro ad Atrani comprenderà la passeggiata nei caratteristici vicoletti del paese che offrono spunti paesaggistici notevoli.
Assolutamente da non perdere sono la visita della chiesa di San Salvatore de Birecto sulla piazzetta Umberto I e della chiesa di Santa Maria Maddalena. |
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| Marina di Camerota - (Marina di Camerota) |
Per chi la vede per la prima volta essa offre l'incanto semplice e travolgente delle coste desiderate e sognate. La sua bellezza è rimasta incontaminata. Marina di Camerota offre ai suoi visitatori uno spettacolo indimenticabile con le sue innumerevoli grotte, gli stupendi anfratti, la sua vegetazione sempre fiorente e lussureggiante, le spiagge incantevoli capaci di rapire i sensi grazie all'avvolgente atmosfera che sanno creare la sabbia e il suo mare cristallino.
Le torri saracene, che si ergono fiere sul promontorio che abbraccia il paese e che sembrano volerlo difendere. Il porto turistico che è tra i più moderni ed attrezzati della zona; nuove banchine e pontili mobili per le barche da riporto, lo rendono più ricettivo e adatto alle nuove esigenze.
Tutte qualità che gli hanno conferito la denominazione di "Perla del Cilento". Marina di Camerota può però vantare oltre alle sue bellezze, anche la sua parte storica. In tutta Europa, il litorale di questo paese è noto per il ritrovamento, nelle sue grotte, dei resti dell' "Homo Camerotaensis". |
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| Anacapri - (Anacapri) |
Collocata sul versante occidentale dell'isola su un altopiano che culmina con il monte Solaro, Anacapri, con le sue bianche case immerse nel verde degli uliveti e dei vigneti, degrada dalle imponenti pendici del Monte Solaro ed abbraccia tutta la costa occidentale dell'isola dove scintilla il mare del colore dei lapislazzuli.
Furono soprattutto scrittori, poeti, intellettuali stranieri a fare di Anacapri, a partire dall'Ottocento, una meta prediletta per chi era alla ricerca di pace e di una natura ancora incontaminata, rustica e silenziosa, più sommessamente elegante della vicina mondana Capri, già avviata verso un turismo più commerciale, sulla cui scia l'antico paesino di pescatori e contadini si è andato modificando. Non si può perdere ad Anacapri la caratteristica via Capodimonte, fitta di negozi.
Il Monte Solaro è caratterizzato da un versante est e sud-est profondamente eroso ed a picco sul mare e da un'ampia proda degradante verso l'abitato di Anacapri caratterizzata da una rigogliosa vegetazione spontanea e di immigrazione, che conta più di 850 specie. Dalla sommità (m. 589 s.l.m.) si apre un'incomparabile visione aerea dell'isola e dei golfi di Napoli e di Salerno. La chiesa di S. Maria a Cetrella è arroccata sulle pendici del Monte Solaro e costituiva un punto di sosta lungo il sentiero detto "Passetiello" che ha inizio dalla via Torina (Capri, "Due Golfi").
Come percorso altrnativo alla scala "Fenicia" era, un tempo, usato principalmente dai Certosini per raggiungere, dal centro di Capri, i loro possedimenti di Anacapri. Ma ciò che ne rende unica l’atmosfera è l’ospitalità dei suoi abitanti, la semplicità del modo di vivere e quella sensazione di familiarità che colpisce e coinvolge l’ospite che arriva dalla metropoli. Si riscopre così il desiderio delle lunghe passeggiate, degli incontri, dei rapporti con gli altri per ritrovare se stesso.
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| Vico Equense - (Vico Equense) |
Pittoresco paese ai piedi del Monte Faito, cima più alta dei Monti Lattari, Vico Equense, ridente e discreto paese è situata su un promontorio roccioso a picco sul mare che si affaccia sul meraviglioso golfo di Napoli.
La sua lunga costa, frastagliata e di grande bellezza, è ricca di piccole spiagge e nasconde incantevoli calette, con pareti a strapiombo e rocce dalle forme insolite che si aprono su grotte naturali molto suggestive e sorgenti di acque minerali, come quella di acqua sulfurea dello Scrajo.
In contrappunto le fa da cornice la catena dei Monti Lattari coperti di ulivi, dalla cui lussureggiante vegetazione spuntano, come tante gemme preziose, i numerosi casali, piccoli centri urbani rinomati per i prodotti dell'agricoltura e dell'arte casearia che costituiscono il suo ampio territorio.
La natura sembra aver donato a Vico Equense, i suoi prodotti migliori: mare, monti, colline, acque termali. Frequentata località turistica e balneare, Vico Equense, una delle più riposanti località del Golfo di Napoli dà il benvenuto in Costiera sorrentina e gode di una posizione naturale che ne fa un ideale soggiorno estivo, ma anche una piacevole meta per quanti in primavera e nell’autunno cercano, con la tranquillità un clima mite e asciutto.
Tra i luoghi che meritano una visita ci sono monte Faito, incomparabile belvedere naturale sul Golfo di Napoli, che permette di godere la frescura e l’incanto di un paesaggio montano, con boschi di pini, abeti e faggi, a pochi chilometri dal mare e, a breve distanza, la frazione di Santa Maria del Castello, tranquillo borgo, che offre un panorama spettacolare sulla Costiera Amalfitana, in un’impressionante cornice di incombenti pareti rocciose.
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| Massa Lubrense - (Massa Lubrense) |
Situata all'estremo lembo della penisola sorrentina dove le due costiere, quella sorrentina e quella amalfitana, si uniscono, Massa Lubrense è un luogo dove storia, arte, cultura e tradizioni s'incontrano dando luogo a suggestioni straordinarie di incomparabili scenari ambientali.
Massa Lubrense, estesa su un amplissimo territorio, è costituita, ormai da secoli, dall'aggregazione di 18 borghi, corrispondenti agli antichi casali. Il cuore del paese è largo Vescovado, suggestiva terrazza a picco sul mare, con la cinquecentesca chiesa di Santa Maria delle Grazie ed il palazzo Vescovile del ‘700.
Accanto all'agricoltura, alla pesca e all'artigianato, voci tradizionali dell'economia di Massa Lubrense, negli ultimi decenni il turismo è diventato una voce cospicua dell'economia del paese grazie alla salubrità del suo clima mite ed asciutto tutto l'anno e grazie alle sue valide strutture ricettive: si contano infatti trenta alberghi, campeggi e residence, stabilimenti balneari, numerosissimi ristoranti (circa cinquanta), alcuni dei quali citati nelle guide gastronomiche più rinomate, nuove strutture agrituristiche.
Perla particolarmente ricercata dal turismo italiano ed internazionale, Massa Lubrense ha conservato un carattere schivo, riservato, desiderosa di svelare i suoi segreti esplodendo di colpo nei colori delle sue baie, delle rocce degli uliveti, dei limoneti e della sua macchia mediterranea. |
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| Grottaminarda - (Grottaminarda) |
La nascita di Grottaminarda si fa risalire alla fine del secolo VIII durante la dominazione Longobarda di Benevento. Originariamente il nucleo abitativo era costituito dal Rione Fratta e dalla cripta cioè dalla grotta di Sant’Angelo, il Santo caro ai Longobardi, con il suo campanile edificato secondo la tecnica tipica di questo popolo mediante il riutilizzo di pietra di epoca romana. Le famiglie fondatrici denominarono quel luogo col nome di Cripta da cui derivò il nome del paese di Grotta.
Ma è durante l’epoca Normanna che Grotta conobbe la sua fase evolutiva come “ borgo “ con il suo Castello sorto con probabilità sui resti di una fortezza romana, su un cocuzzolo e circondato dalle casupole della Fratta, al cui interno si svolgeva la vita comunitaria. Divenuti feudatari i D’Aquino nel 1211 con Landolfo D’Aquino, all’originario nome di Grotta si aggiunse la seconda parte di “ Mainarda “ ad opera dei funzionari statali di Federico II per meglio identificare il nucleo abitativo per motivi fiscali e militari dal momento che molti altri nuclei abitativi portavano lo stesso nome di “ Cripta “.
Le Chiese del paese, oltre ad essere belle, sono di importanza notevole per i grottesi perché ne rappresentano il segno tangibile del loro attaccamento ai valori spirituali e alla fede. Prima fra tutte, c'è da ricordare la Chiesa di S. Michele Arcangelo , la più antica dell'Irpinia, luogo di riposo e di preghiera dei pellegrini, maestosa nonostante rifatta varie volte nel corso dei secoli a causa dei terremoti che l'hanno sempre devastata conservando tracce notevoli della sua antichità nel portale di ingresso insieme con il suo campanile di stile longobardo. Il complesso è di notevole interesse architettonico per la tecnica edificatoria impiegata, cioè quella tipica dei longobardi, ovvero il riutilizzo di pietra di risulta di epoca romana. La Chiesa Madre, quella di Santa Maria Maggiore, edificata su disegno di Vanvitelli dal mastro Ciriaco Silva di Mercogliano, fu ricostruita dopo il terremoto del 1732 ed è un gioiello di arte settecentesca napoletana nei suoi stucchi, nelle sue pitture, nelle sue scritture, nei suoi marmi pregiati. |
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| Ercolano - (Ercolano) |
Ercolano, che secondo la leggenda sarebbe stata fondata da Ercole, fu una città d'origine greca di circa 5.000 abitanti costruita secondo lo schema urbanistico romano a griglia ortogonale. L'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. la seppellì sotto una colata di fango e materiale vulcanico di 12 e più metri di altezza.
L'identificazione ufficiale di Ercolano risale al 1709 e spetta ad Emanuele d'Elboeuf di Lorena. Questo principe, venuto a Napoli a seguito dell'esercito austriaco che aveva sconfitto gli spagnoli, fissò la sua residenza a Portici e fu proprio andando in cerca di marmo per la costruzione del suo palazzo che seppe che a Resina da pozzi scavati nel terreno venivano fuori marmo, statue ed altro.
Così nel fare degli scavi ebbe la fortuna di imbattersi nel Teatro e ne ricavò molti marmi, colonne e statue. Gli scavi fatti dal Principe per circa cinque anni furono eseguiti con molta irregolarità e siccome le statue apparivano in quantità di gran lunga superiore al bisogno, il principe cominciò a metterle in commercio. Molti reperti furono dallo stesso donati e portati all'estero; alle prime scoperte seguirono le prime razzie ai danni di Ercolano. Con l'avvento di Carlo di Borbone ebbe termine la razzia e iniziarono scavi regolari.
Le Ville vesuviane sono il grandioso complesso di dimore settecentesche, costruite tra le campagne e la costa del golfo di Napoli, nei territori da S. Giovanni a Teduccio a Torre Annunziata. Un elenco solo indicativo comprende ben 123 ville del XVIII secolo. Già alla fine del Seicento, erano sorte varie ville di nobili, attratti dal clima dolce di queste zone, dalla fertilità del suolo, dalla salubrità dell'aria e dal fascino del Vesuvio. Di molte ville sono noti nomi degli autori e sono quelli dei più famosi architetti operanti a Napoli nel 700: Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga, Ferdinando Sanfelice, Domenico Antonio Vaccaro, oltre ai più modesti. Le ville sono opere stupende di un misurato tardo barocco, che spesso tende al rococò, qualcuna annuncia lo stile neoclassico. |
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| Capri - (Capri) |
Le prodigiose bellezze naturali, il gradevole clima, la ricca vegetazione e il luminoso paesaggio fanno di quest'isola una delle mete preferite dal turismo internazionale. Centro della vita turistica e mondana è Capri, caratteristica cittadina tutta bianche casette e viuzze tortuose, su cui si affacciano lussuosi negozi ed eleganti ritrovi. Suggestiva è la passeggiata lungo la via Krupp, nei pressi di Marina Piccola, sentiero che scende verso il mare a strette svolte ricavate nella roccia e con bellissime viste. L'isola presenta anche monumenti di interesse artistico: la trecentesca Certosa di San Giacomo, che costituisce la maggior espressione dell'architettura locale e i ruderi della villa romana Jovis.
La villa occupa il promontorio orientale dell'isola, di fronte alla Punta della Campanella, in posizione dominante lo stretto delle "Bocche di Capri". Già "frugata" in età borbonica, solo tra il 1932 e il 1935 fu esplorata in maniera sistematica da Amedeo Maiuri. Le strutture messe in evidenza si sviluppano su una superficie di circa 7000 mq., anche se la villa doveva ricoprire un'area assai maggiore e comprendere boschi, giardini e ninfei. Architettonicamente il complesso si adatta egregiamente alla particolare natura del suolo, sfruttando i notevoli dislivelli attraverso la realizzazione, a sud e ancor più a ovest, di più piani, e, a est e a nord, di terrazze a strapiombo sul mare.
La villa rimase residentà medievale, quando il luogo divenne rifugio di un eremita e vi fu eretta una caza imperiale ancora fino al II secolo d.C.. Modifiche successive risalgono all'eppella ai Santi Cristoforo e Leonardo, poi ampliata nell'attuale S. Maria del Soccorso. Centro del complesso imperiale era il grande impianto delle Cisterne, intorno al quale si disponevano gli altri settori: a sud le Terme, a ovest il Quartiere Servile, a nord e ad est il Quartiere Imperiale.
La Grotta Azzurra deve non la sua scoperta, ma la sua rivelazione alla passione romantica di due turisti tedeschi che visitarono Capri nel 1826: uno scrittore, Augusto Kopisch, e uno pittore, Ernesto Fries. Ma la Grotta era già nota ai Capresi con il nome di "Grotta di Gradola", dal vicino antico scalo di Gràdola e Gradelle, anche se, a causa non tanto della sua angusta entrata, quanto delle leggende di streghe e di mostri che la popolavano, era evitata come un luogo magico e pauroso. |
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