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Regione Abruzzo
 
STORIA E CULTURA - ABRUZZO - (Abruzzo)
Descrizione: L’Abruzzo si trova nell’Italia centromeridionale, è bagnata dal Mar Adriatico e confina con Marche, Lazio e Molise. Il suo capoluogo è L’Aquila e le altre province sono Chieti, Pescara e Teramo.
Si presume che il nome derivi da “Aprutium” un termine di un ducato longobardo probabilmente corrispondente a Teramo.
L’Abruzzo è principalmente montuosa e caratterizzata da massicci di tipo calcareo.
Il Gran Sasso con i suoi 2914 mt di altezza e la Maiella alta 2795 mt sono le vette più alte dell’Appennino. E’ una la regione particolarmente famosa per la tutela ambientale, non a caso vi si trovano tre parchi nazionali ed uno regionale.
La costa è principalmente sabbiosa e si estende da Vasto a Ortona.

Province in Abruzzo: Chieti, L'Aquila, Pescara, Teramo

In evidenza: Eventi e Manifestazioni in Abruzzo

Da Vedere: Il Parco nazionale d’Abruzzo: I parco ha un territorio di 44.000 ettari ed è stato istituito nel 1923 a tutela di fauna e flora .La vetta più alta delle montagne del parco è il monte Morsicano (2253 mt).

Il parco nazionale del Gran Sasso: Ha un’estensione di 148.935 ettari ed è caratterizzato dal Massiccio del Gran Sasso e i monti della Laga.

Il Parco regionale Sirente-Velino che si trova nella provincia di L’Aquila.
Il fenomeno carsico, grazie al quale hanno avuto origine le Grotte di Stiffe, è una particolare caratteristica del parco. Qui vi si susseguono una serie di laghetti e cascate da ammirare.

Il Museo del Parco nazionale a Pescasseroli in provincia di L’Aquila
Il Museo delle Genti D’Abruzzo a Pescara
Il Museo nazionale D’Abruzzo a L’Aquila

L’Abruzzo è inoltre ricco di altri musei di interesse naturalistico, storico e artistico.

Gastronomia e Vini: La cucina abruzzese è caratterizzata dal grande uso di peperoncino e zafferano che vengono esportati in tutto il mondo. Il piatto regionale più famoso sono “spaghetti alla chitarra”, che prendono il nome dal modo in cui si produce la pasta. Il condimento è a base di pomodoro sia che si tratti di ragù che di semplice salsa.
Nell’entroterra si trovano molte pietanze a base di legumi e verdure ma anche di carni pregiate quali agnello coniglio e capretto. Esiste inoltre una vasta scelta di salumi e formaggi fra cui le famose “burrelle”.
Sulla costa si possono assaporare anche specialità di mare, fra cui il famoso brodetto, una zuppa di pesce molto saporita.
Uno dei dolci tipici è il parrozzo che viene fatto con farina e mandorle poi ricoperto di cioccolato.
Fra i vini troviamo il Trebbiano e il Controguerra per i bianchi e il famoso Montepulciano d’Abruzzo per i rossi con il suo tipico color rosso ciliegia e per questo affiancato anche dalla denominazione “Cerasuolo”.

Ecco le prossime manifestazioni che si svolgono in Abruzzo:


Mostra mercato arte e antiquariato il 02 giugno 2006 a Pereto (AQ)
Sagra della Ciliegia il 02 giugno 2006 a Raiano (AQ)
Pescara-Crotone il 04 giugno 2006 a Pescara (PE)
Festa di San Zopito il 05 giugno 2006 a Loreto Aprutino (PE)
Raduno Moto d'epoca il 05 giugno 2006 a Teramo (TE)
Sagra del Pecorino il 07 giugno 2006 a Bugnara (AQ)
Sagra del pecorino di bugnara il 10 giugno 2006 a Bugnara (AQ)
"Zelig" con Gabriele Cirilli dal 18 al 25 giugno 2006 a Silvi Marina (TE)
Premio Schiarini il 19 giugno 2006 a Anversa degli Abruzzi (AQ)
Fiera del villaggio il 21 giugno 2006 a Castel di Ieri (AQ)

Vedi tutti gli eventi in Abruzzo e in particolare gli eventi in Abruzzo a giugno e gli eventi in Abruzzo a luglio

Province in Abruzzo: Chieti, L'Aquila, Pescara, Teramo

Ecco gli eventi e manifestazioni che abbiamo presenti in Abruzzo: Eventi Religiosi, Sagre, Fiere, Raduni, Congressi, Eventi Folkloristici, Cortei Storici, Cultura e Spettacolo, Altre Manifestazioni, Eventi Artistici, Mostre, Antiquariato e Collezionismo, Sfilate e Moda, Eventi Sportivi, Concerti

Vasto - (Vasto)
Antico centro una volta denominato Histonium, fu fortificato dai Romani e poi distrutto da Silla. Nel medioevo fu prima dei Longobardi e poi dei Franchi, che lo rasero al suolo nell'802. Venne ricostruito da colui che l'aveva distrutto: il gastaldo Aymone di Dordona; ed ebbe nome, per lo stesso motivo, Guasto d'Aymone (Wast in gastaldico), successivamente mutato in Vasto.
Pestilenze (79 d.C.) e calamità naturali caratterizzano periodi di appannamento dell'antica Histonium. Con Augusto e successivamente nel 410 con la discesa di Aleramo in Italia, l'importanza e la floridità di Vasto incominciano un lento declino, culminante nell'802 con l'assalto di Aymone di Dordona, che, alla testa di soldatesche di Pipino il Breve, la distrusse.
Successivamente fu ricostruita sempre da Aymone, in quanto la città gli venne assegnata in gastaldato, e assunse il nome di "Guasto" (modificato nel tempo in Vasto per la pronuncia teutonica che legge "gu" in "w").
Fino a tutto il XV secolo, è un continuo susseguirsi di feudatari e di incursioni di saraceni, ungari, crociati e veneziani nel 1240, fino al 1497, quando la famiglia dei marchesi D'Avalos, rientra in possesso della città. Sono di questo periodo la costruzione di numerosi conventi e la loro successiva distruzione nel 1566 nell'incursione di Pialy Pascia, che mise a ferro e fuoco la città distruggendo ben 160 edifici. Nel 1590, un orda di seicento banditi romani penetrarono in città e rapirono per chiederne il riscatto la nobiltà e la borghesia vastese.
Michelangelo D'Avalos nel '600 diede lustro alla città con la costruzione di numerosi palazzi che però portarono in rovina casata e Vasto stessa. Contro i francesi, che avevano conquistato Napoli nel 1798, Vasto insorse un anno dopo e per 20 giorni in città regnò l'anarchia.
I francesi ristabilirono l'ordine, ma poco dopo, il congresso di Vienna riapre le porte ai Borboni, che vi rimangono fino al 1860, l'anno della spedizione dei mille di Garibaldi.
Lanciano - (Lanciano)
La Storia una tradizione continua, riportata da due suoi Storici del ‘600, Giacomo Fella e Pietro Pollidori, attribuisce la sua fondazione ad un compagno di Enea, Solima, scampato dalla distruzione di Troia (1180 a.C.), che la chiamò Anxanon dal nome di suo fratello Anxa.
Contemporaneamente, sempre secondo la tradizione, Solima fondava Sulmona, e nel Medioevo si faceva spesso riferimento nei diplomi e nei documenti alla comune origine delle due città. Il nome, nel II sec. a.C. diventò Anxanum, e soltanto sul finire del Medioevo si comincia a trovare Lanzano e il nome attuale.
La storia della Città registra gravi episodi di saccheggi e di guerra ad opera dei Goti e dei Longobardi. Questi ultimi, nell’anno 580, la rasero al suolo e successivamente costruirono sulla ripa del colle Frminio (Lancianovecchia) un imponente castello.
Fino al XV secolo la Città diviene sempre più florida per popolazione, per istituzioni e per monumenti. Sono ancora vive tradizioni di inestimabile valore per la storia del popolo e del suo costume: la squilla, il dono, la festa di S. Egidio, la festa di S. Antonio abate e resti di laude e sacre rappresentazioni Medievali come la Processione di Pasqua; e poi arti e tecniche che si tramandano da secoli, come quella dei vasai di Lancianovecchia, e molte feste religiose e civili, che rappresentano ciò che rimane del patrimonio culturale popolare.
Così, ancora, molte canzoni delle contrade, anonime e di natura schiettamente rusticana e numerosi usi e formule di filosofia spicciola, accettate anche da gente colta, attestano una vita che nel suo intimo si svolge sulle tracce della Città antica.
Civitella del Tronto - (Civitella del Tronto )
Le prime notizie certe sulla cittadella, risalgono all’anno Mille, e precisamente al 1001, data del più antico documento che parla di Civitella. Infatti già in quest’epoca, la cittadella risultava un borgo fortificato e munito di mura, infatti è da presumere che il primo insediamento sia avvenuto a seguito delle invasioni barbariche, che hanno spinto gli abitanti di quelle zone a riunirsi su alte colline in cittadelle fortificate, per potersi così proteggere dai barbari che incalzavano.
La sua posizione geografica era così importante ai confini del regno che qualsiasi regnante ne migliorava sempre di più l’apparato militare e di difesa. Assai cruenti erano gli scontri che avvenivano tra i cittadini di Civitella e quelli di Campli, tanto che per la durezza degli scontri, più volte dovette intervenire il potere regio.
Vista come il primo e importante baluardo del Regno di Napoli, più volte la cittadina fu messa sotto assedio dagli eserciti francesi.L’assedio posto nel 1557 da parte del francese Duca di Guisa, generale di Enrico II, benchè feroce e violento, non riuscì a espugnare la città, tanto che il Duca, nel maggio dello stesso anno, tolse l’assedio e si ritirò verso Ancona. Proprio in questa guerra, tra Francesi e Spagnoli, Civitella cambiò il suo nome in Civitella del Tronto, non per la sua vicinanza al fiume omonimo, ma per essere stata una dei baluardi della Guerra del Tronto. La vittoriosa e valorosa resistenza che il popolo di Civitella riuscì a riportare venne ben visto nell’intero regno, tanto che alla cittadella furono tolti gli oneri fiscali da pagare al regno, per quarant’anni, e a spese del demanio regio furono restaurati gli edifici e la fortezza.
Ma questo periodo di grande floridità, durò ben poco, infatti per circa 250 anni, Civitella assaporò un duro impoverimento, dettato dal brigantaggio che si sviluppava in quelle zone e dalla sua posizione geografica. Riconquistata un’altra volta dai Francesi, nel 1806 la cittadella si oppose in maniera fortissima ad un assedio posto dall’esercito napoleonico, ma alla fine dovette cedere.
I sovrani del Regno delle Due Sicilie, dopo la dominazione napoleonica, tennero molto in considerazione Civitella del Tronto. L’epilogo della cittadella avvenne nel 1861, da parte dell’esercito piemontese, diretto alla conquista dell’Italia meridionale sotto la spinta delle "scorrerie garibaldine". Quando l’esercito piemontese riuscì ad entrare nella roccaforte, arresasi dopo cruenti scontri, la demolirono completamente, per non dare la possibilità al re delle Due Sicilie, di una possibile ripresa e armamento della rocca. Ma anche l’Unità di Italia non riusci a portare un periodo di pace nel territorio, infatti le tasse, le gabelle e soprattutto il brigantaggio, rendevano amaro il vivere quotidiano.
Celestino V a Collemaggio - (L'Aquila)
Di ritorno da Lione, dove aveva ottenuto l'approvazione dell'ordine dei Fratelli dello Spirito Santo, Fra' Pietro da Morrone, nei primi mesi del 1275, si trovo’ a passare la notte a L'Aquila. Le storie raccontano che, in sogno, la Vergine Maria gli comando’ di erigerle una basilica sul Colle di Maggio. La costruzione, che in una citta’ di recenti origini come era L'Aquila a quel tempo costituiva una novita’ a livello sociale, fu lunga e complessa tanto che la chiesa, benche’ ultimata, pote’ essere consacrata solo nel 1288 e la fabbrica del monastero annesso era ancora in corso quando Fra' Pietro da Morrone vi fu incoronato pontefice il 29 agosto del 1294.
In quell'occasione Celestino V istitui’ la Perdonanza, ossia la remissione dinanzi a Dio della pena temporale dei peccati, legata a particolari condizioni religiose e penitenziali.
L'Aquila - (L'Aquila)
L'Aquila è la principale città dell'Abruzzo per arte e per storia. Fondata attorno alla metà del XIII secolo, divenne subito fiorente per la sua posizione dominante e si arricchì nei secoli XIII e XIV di numerose architetture religiose, che ora caratterizzano il volto della città.
Su tutte spicca per importanza artistica la basilica suburbana di Santa Maria di Collemaggio (XIII secolo), prototipo dell'architettura sacra medievale dell'l'aquila.
Dello stesso periodo è la Fontana delle 99 cannelle, caratteristica costruzione con una doppia vasca alimentata da 99 getti d'acqua che sgorgano da altrettanti mascheroni, a ricordo dei 99 castelli fondatori della città.
Del Rinascimento è documento mirabile la basilica di San Bernardino, la cui facciata, dovuta a Cola dell'Amatrice, è l'espressione più compiuta.
Nel '500 sorsero anche vari notevoli palazzi e il poderoso Castello, nel quale ha attualmente sede il Museo Nazionale d'l'aquila che espone importanti raccolte archeologiche, opere di scultura e pittura, lavori di oreficeria, miniatura, ceramica e artigianato.
Nel '700, dopo il disastroso terremoto del 1703, la città si ornò di fastosi palazzi barocchi.
La struttura urbanistica della città é quella tipica a scacchiera, ma poche vie sono in piano; ciò conferisce alla città un aspetto pittoresco, accresciuto dagli scorci improvvisi e dalle vedute panoramiche verso i monti che la cingono a conca.
Avezzano - (Avezzano)
Il territorio attuale d’Avezzano è il risultato delle vicende storiche che, dal finire del Duecento e fino al termine del XX secolo, portarono lo stesso ad inglobare altri centri vicini con un’estensione attuale di 104 kmq su cui si muovono 38.858 abitanti, pari a 373,6 ab. per kmq. Il centro urbano si estende sulle quote 670-740, sui bordi settentrionali dell’alveo fucense su un leggero pendio degradante verso le rive dell’ex lago Fucino contornato, ad ovest dalle alture di Cimarani (ex “Cima Grande”), Aria e Salviano (ex “Monte Arrio”), mentre a nord-est sono i monti Cervaro e Uomo.
Le altitudini vanno dal massimo di 1398 metri dei “Tre Monti”, sopra Paterno, e di 652 della Piana Fucense. Sul settore nord-ovest, è il basso colle di Cesolino che si apre verso i Piani Palentini in direzione di Cappelle, mentre a nord il caratteristico profilo collinare dell’antica città e colonia romana di Alba Fucens, segna alla base il massiccio del Velino. Dall’analisi delle attuali infrastrutture urbanistiche e delle potenzialità economiche del territorio si evince la straordinaria evoluzione di questo centro che da semplice villa del territorio albense ha saputo, per la sua felice posizione geografica, prendere l’eredità della vecchia colonia romana di Alba Fucens per diventare il centro egemone della Marsica durante il XIX secolo.
Del vecchio ed importante centro storico non rimangono testimonianze eccetto il restaurato Castello Orsini-Colonna, ora in piena funzione, di un brandello della parrocchiale di S. Bartolomeo e del ricostruito complesso sacro di S. Giovanni. Solo nell’ultimo decennio sta rinascendo l’interesse per la riscoperta delle “radici”, al fine di ridare una dignità storica alla città contemporanea.
Punta della penna - (Chieti)
All'estremo sud del litorale abruzzese, è senza dubbio questo il tratto di costa più bello e interessante della regione. La passeggiata è piacevole, al margine di pianori erbosi che scendono sull'Adriatico con belle scogliere. La strada è lontana, e così pure la ferrovia: per chi ama il mare d'inverno questo tratto di costa può dare un'impressione inaspettata di solitudine e tranquillità. Dal Lido di Casalbordino si segue la strada litoranea verso sud-est. Se si inizia dalla stazione F.S., occorre costeggiare la ferrovia per qualche centinaio di metri nella direzione opposta, fino al passaggio a livello che consente di raggiungere la zona residenziale e, al di là, la spiaggia. Sulla litoranea, si oltrepassa la fine dell'abitato e si raggiunge la fine della strada, di fronte alla foce del Sinello. Ci si sposta brevemente verso l'interno, poi si scavalca il fiume sul ponte della ferrovia, e si prosegue lungamente per un ramo di ferrovia abbandonato, la cui massicciata corre parallela alla linea di costa. Alla fine della pianura si sale ad un magnifico pianoro erboso affacciato sul mare, e si prosegue attraverso un paesaggio che offre suggestioni da Cornovaglia, con bei panorami verso il basso sulle diverse cale e calette. Alla fine si raggiunge la piccola Punta Aderci, che offre il colpo d'occhio migliore di tutti. Si continua leggermente verso l'interno su una strada sterrata. Quando questa sbuca su una strada asfaltata (di fronte inizia ormai la zona industriale del porto di Vasto, proseguire sulla costa è possibile ma non esaltante) si devia a destra sull'asfalto stesso, si va a sinistra al bivio che segue, e a destra ad una rotatoria. Scavalcata la ferrovia si scende alla stazione F.S. del Porto di Vasto.
Parco Nazionale Abruzzo - (L'Aquila)
IL PARCO IN BREVE

Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise rappresenta una delle rare zone dell'Europa Occidentale dove, nelle vaste foreste che ammantano i monti o nelle alte praterie rupestri, è ancora possibile imbattersi in animale come l'Orso marsicano, il Camoscio d'Abruzzo, il Lupo, la Lince e l'Aquila reale.


Molte altre specie di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci rappresentano altrettante rarità tanto da essere inserite nella "Lista Rossa" degli animali d'Italia, o sottoposte a tutela internazionale dalla Direttiva Habitat o dalla Convenzione di Washington (CITES).
E’ opportuno prenotare con un certo anticipo la visita, consultando i Centri altrettanto importante è la Flora del Parco con oltre 2000 specie tra cui rarità assolute come il Giaggiolo della Marsica o la Scarpetta di Venere che trovano nelle radure e negli anfratti del Parco l'ultimo rifugio.
Il successo del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise risiede anche nel fatto di aver saputo coniugare la conservazione dell'ambiente naturale con lo sviluppo socio-economico delle comunità locali.
I numerosi Centri di Visita, le Aree Faunistiche, la rete sentieristica e le altre infrastrutture esistenti per la fruizione del Parco hanno consentito la rivitalizzazione di piccoli centri storici di grande valore.
Ovindoli - (Ovindoli)
Antico insediamento dei Marsi, è la porta d'ingresso, dal versante della Marsica, dell'Altipiano delle Rocche, chiuso dai poderosi massicci del Velino e del Sirente.
Il paese è attrezzato per qualsiasi tipo di sport come l'equitazione, lo sci, l'alpinismo, il trekking, il parapendio, tiro con l'arco, il freeclimbing, ecc. Il paese nacque come roccaforte dei Marsi a difesa dei Vestini, loro confinanti, roccaforte che venne distrutta dai romani nella "Guerra Sociale" e ricostruita in seguito dai Longobardi.
Ad Ovindoli la montagna è stata scoperta in tutta la sua bellezza e moderni impianti per lo sci permettono al paese di candidarsi come località di primo piano del centro-sud. Sono dati costanti l'abbondanza della neve e la sua permanenza, dovute all'eccellente esposizione e alla notevole altitudine delle piste che si snodano tra i 1400 e i 2200 metri per una lunghezza complessiva di 22 Km.
Ovindoli è anche uno dei 18 paesi più importanti del parco Sirente -Velino. Per la fauna si segnalano presenze dell'orso marsicano, del lupo e del gatto selvatico, dell'aquila reale, della poiana, del gheppio, del falco pellegrino, del lanario, del gufo reale. Ultimamente sono stati reintrodotti il cervo e il capriolo. La flora è caratterizzata dalla presenza, del carpino bianco, del cerro, del frassino e di estese faggete. Vari sono i tipi di fioritura ad alta quota come il ranuncolo della Maiella, il lanario alpino, il narciso. Nel sottobosco si trovano funghi e tartufi.
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