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Regione Calabria |
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| Crotone - (Crotone) |
Sorge su un promontorio della costa ionica, tra i fiumi Tacina e Neto. Sede vescovile. E' il maggiore centro industriale della regione. La città estesasi ad ovest del borgo medioevale dove sorgeva l'acropoli dell'antico centro ellenico e dove si innalza oggi il poderoso castello rinascimentale, ha un aspetto prevalentemente moderno. Il suo sviluppo data dalla fine degli anni Venti quando, grazie alla realizzazione di grandi centrali idroelettriche sulla Sila, fu possibile impiantarvi un importante stabilimento chimico per la produzione di ammoniaca e concimi, e uno per la lavorazione dei minerali metalliferi della Sardegna ( zinco, piombo, cadmio ). Intorno a questo nucleo originario è poi sorta una serie di piccole industrie, da quelle alimentari a quelle meccaniche, del legno e delle costruzioni. Il porto potenziato e ammodernato intorno al 1940, pur registrando una discreta attività peschereccia, è soprattutto in funzione dell'industria locale : vi giungono lo zinco dalla Sardegna per lo stabilimento metallurgico, piriti ( Sudamerica ), e fosfati ( Marocco ) per il settore chimico. Anche il territorio circostante, bonificato ed irrigato, contribuisce in misura notevole con i suoi prodotti ( cereali, olio, vino, ortaggi e agrumi ) alla formazione del reddito. Un peso sempre crescente va acquistando, con la valorizzazione del litorale, il turismo estivo. Oltre al castello eretto nel 1541 dal viceré don Pedro di Toledo per difendere la popolazione dalle incursioni dei Saraceni, Crotone conserva il duomo, anch'esso del sec. XVI, ed alcune chiese e palazzi barocchi. Sono scarsissimi i resti della antica città, la cui estensione e ricchezza monumentale sono testimoniate principalmente da documenti letterari ; nell'Antiquarium sono custoditi reperti archeologici provenienti dalla zona circostante e soprattutto dal santuario di Hera Lacinia a Capo Colonna dove, sull'orlo della scogliera si erge una bella colonna dorica, unica superstite del famoso tempio che in antico era celebre per le sue pitture ( opera di Zeusi ), per le statue e le colonne votive in oro massiccio.Crotone fu fondato intorno al 710 a.C. da alcuni coloni provenienti da varie regioni della Grecia, per lo più achei. Ben presto minacciata a Nord dalla potente Sibari, a Sud dai bellicosi bruzi e da Locri, la città subì per un certo periodo di tempo, nel corso del sec. VII, il predominio di Sibari e per questo chiese aiuto a Sparta. L'amicizia di Sparta consentì a Crotone di estendere il suo territorio a Nord ed a Sud. Aderì con Metaponto, alla lega achea costituita da Sibari ai danni della città di Siris. Che fu distrutta nel 550 a.C. ; ma nel conflitto che ebbe con Locri, Crotone venne sconfitta ( 548 a.C. ). La città si riprese presto, certamente anche per l'apporto della scuola di Pitagora che visse a lungo a Crotone (530-510 a.C. ca. ) e le cui idee furono abilmente sfruttate dal partito oligarchico che guidava la città. Rinvigorita politicamente e militarmente, Crotone riuscì ad annientare Sibari ( 510 a.C. ) ed a sostituirsi quindi ad essa come città egemone della Magna Grecia. Presto, tuttavia la città decadde a causa delle aspre lotte interne. Più tardi ( seconda metà del sec. V a.C. ), di fronte alla crescente potenza di Turi, Crotone, Caulonia e la nuova Sibari ( Sibari sul Traente ) si strinsero in una lega achea-italiota, che riunì ben presto quasi tutte le altre colonie della Magna Grecia minacciate da lucani e bruzi. Crotone non recuperò tuttavia la sua antica potenza, e subì poi un grave rovescio nel corso degli scontri tra lega italiota e Dionigi tiranno di Siracusa ( 390-378 a.C. ) ; minacciata sempre più da presso da lucani e Bruzi, ottenne contro di essi l'appoggio dei romani, i quali però finirono con l'impadronirsi della città ( 277 a.C. ), deducendovi in seguito una colonia ( 194 a.C. ). In epoca medioevale Crotone ebbe una sua importanza strategica con i bizantini e con i normanni. Federico II ne fece restaurare il porto e Carlo I d'Angiò la dette in feudo ai Ruffo ( 1284 ), che la conservarono fino al 1444. In quei secoli la città ed il contado conobbero una certa prosperità grazie all'attività agricola e mercantile. Nei secc. XVI e XVII Crotone decadde per i contrasti interni e per la malaria ; incorporata nel Regno di Napoli, ne seguì le sorti fino all'unificazione. Nel 1928 la città sostituì il nome medioevale di Crotrone con quello classico di Crotone. |
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| Serra San Bruno - (Serra San Bruno) |
Il nome della località è legato alla Certosa, fondata da S. Brunone nel 1091. Non deve stupire se, da lontano, il monastero si presenta come una piccola città fortificata: la cinta muraria ben serviva a proteggere da sguardi indiscreti l'intimità e l'isolamento volontario dei frati. All'interno la Certosa è ricca di preziosi tesori lignei e delicati affreschi. Un Museo documenta ampiamente i nove secoli di storia dell'Ordine. Poco distanti dal monastero, per la loro forte aura mistica, sono un ulteriore documento della vita del Santo: la Chiesa di S. Maria del Bosco, la Grotta di S. Bruno ed il Laghetto dei Miracoli. |
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| Briatico - (Briatico) |
Il Comune di Briatico si estende su una superficie di 27,75 km2, la popolazione è di circa 4.303 abitanti.
Anticamente sorgeva sulla sommità di una collina a circa 3 Km distante dal mare presso la località San Rocco,chiusa tra due torrenti: lo Spartaro e il Mullia collegati da ponti levatoi L'antica città fu distrutta dal terremoto del 1783.
Nel 1356 Rinaldo D'Aquino la comperò da Re Ladilao il cui erede lacobello D'Aquino la cedette a Covello Ruffo. Da questi passò ad altri feudatari finché Re Alfonso D'Aragona non accordò il privilegio di demanio. Distrutta dal terremoto, come sopra citato, la popolazione riunita in pubblico parlamento decise di riedificare la città nel territorio di S.Giovanni, presso il mare dove attualmente sorge. Briatico é ubicata tra il promontorio di Zambrone e il porto di Vibo Marina.
Nella parte marina verso est si notano ancora i ruderi della Torre Rocchetta di fronte alla quale vi è un'incantevole tratto di arenile con mare limpidissimo. Anche dal lato ovest esistono ruderi di torri di difesa, nella zona di S'Irene, che un tempo rappresentarono baluardi contro le scorrerie dei pirati e gli attacchi dei saraceni. Nel territorio comunale tracce di residenza di antiche popolazioni: Necropoli romane di età imperiale e avanzi di un complesso edilizio (forse termale) anch'esso di età imperiali; vi sono grotte eremitiche medievale lungo la valle del Murria, denominate "Grotte delle fate".
L'ormai famosissimo lungomare di Briatico si affaccia in parte sul Golfo di Lamezia Terme, offrendo delle suggestive vedute nelle notti di luna piena, e in parte di fronte alle isole Eolie, emozionando i romantici con i suoi mitici tramonti. Briatico è un susseguirsi di spiagge, scogliere e baie. |
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| Isola di Capo Rizzuto - (Isola di Capo Rizzuto) |
Il territorio di Isola C. R. è abitato fin dai tempi più remoti tanto che reperti del periodo neolitico (4.000 a.c.), soprattutto ceramiche e manufatti di selce, ossidiana e pietra del tipo Stentelliniano, sono stati trovati a nord-est dell'attuale città e, a sud, nelle località nominate Capo Piccolo, Pietranastase e Soverito. I villaggi neolitici che vi sorgevano vivevano di scambi commerciali con i popoli del Mediterraneo e con quelli delle vicine montagne della Sila. Fu fondata da un popolo proveniente dall'Africa del nord, dagli stessi luoghi dove poi fu eretta Cartagine, i Japigi che si stabilirono tra Isola Capo Rizzuto e Capo Piccolo (1200 a.c.). Questo popolo diede il proprio nome ai promontori che si bagnano nel mare antistante e che anticamente erano riconosciuti come "Promontorium Japigium", gli odierni Capo Rizzuto, Capo Cimiti e Le Castella. I japigi furono poi scacciati da un altro popolo antico, i Coni, (originari dell'Epiro nella penisola balcanica), e si trasferirono, nella vicina Puglia. La storia locale si intreccia continuamente con la leggenda, la più antica vuole che a fondare la città sia stata Astiochena, sorella di Priamo, scampata alla distruzione di Troia ed approdata in questi luoghi insieme al padre ed alle due sorelle. Con la colonizzazione greca ebbe origine in queste zone il fortunato periodo storico, detto della Magna Grecia, che vide gli antichi abitanti di Isola subordinati alle vicende della più giovane città di Crotone (708-709 a.c.) che diventò uno dei poli principali della cultura e dell'economia de tempo. Notissime la sua scuola pitagorica e quella medica di Alcmeone; ed i suoi atleti, primo tra tutti Milone vincitore di molti giochi olimpici; e le sue donne, famose dalla loro bellezza tanto da essere scelte come modelle dai più famosi scultori greci, tra cui Apelle e Zeusi. A questo punto bisogna chiarire che Isola C.R. porta questo nome pur non essendo circondata dal mare e trovandosi anzi a 4 km da esso. Il nome Isola compare in alcuni documenti del 900 d.c. circa, quando Leone VI° il filosofo (886-911) pubblicò la "Nea tattica o Diatyposi" che riportava l'ordinamento delle chiese di rito greco ortodosso in Calabria, e tra questa è citata "ò ton Aésulon", l'odierna Isola. Questo nome si vuole derivare dalla presenza nel mare antistante i tre promontorium Japigium di alcune isolette, due erano dette dei Dioscuri e un'altra Calipso, in cui molti riconoscono l'Isola di Ogigia dove viveva la famosa maga dell'Odissea di Omero. La storia della città continua con alterne fortune nel medioevo diventando importante centro della diffusione della religione cattolica nell'Italia del sud e sede vescovile, fino al 1818. In questo periodo si costruiscono molte chiese e monasteri si diede vita al poderoso sistema difensivo che era formato da importanti costruzioni quali il castello dei Ricca e le mura di cinta del borgo vecchio ad Isola C.R., il castello aragonese di Le Castella, le numerose torri costiere di avvistamento e di difesa: Torre Vecchia e Torre Nuova a Capo Rizzuto, Torre Cannone tra Capo Cimiti e Le Cannella, Torre Bugiafro, Torre Griscuolo a Le Castella, tutte dotate di guarnigioni militari e di cannoni. Dal 1970 in poi, con la costruzione di alcuni centri vacanza di importanza nazionale, si è avviata uno sviluppo turistico che valorizzando le notevoli ricchezza naturali della zona ha fatto conoscere Isola Capo Rizzuto in Italia e nel mondo. |
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| Praia a Mare - (Praia a Mare) |
Praia a Mare, ridente cittadina del Golfo di Policastro, è indubbiamente uno dei più importanti centri turistici e commerciali della costa tirrenica calabrese. In passato borgo marinaro dalle antiche e affascinanti origini, trae il suo nome da quell' ampia e profonda spiaggia su cui ora, in buona parte, si distende il suo abitato. Intorno all' anno mille, infatti, Praia a Mare era chiamata "Plaga Sclavorum" (spiaggia degli Sclavoni) per la presenza di una colonia di Dalmati provenienti dalla Slavonia o Schiavonia. Durante la dominazione spagnola assunse il nome di "Plaja degli Schiavi" e nell' ottocento "Praja degli Schiavi". Verso la fine del secolo scorso, quando alcuni abitanti della vicina Aieta si trasferirono sulla costa con le loro famiglie e fondarono il primo nucleo abitativo di contadini e pescatori, ai piedi del Santuario della Madonna della Grotta, la denominazione fu mutata in "Praia di Aieta", cioè "spiaggia o marina di Aieta". Nel 1928 acquisì l' attuale nome. Il suo sviluppo è stato lento ma graduale fino agli anni '50, allorquando subì una spinta propulsiva con l' installazione della fabrica tessile, nella quale trovò occupazione buona parte delle maestranze di Praia e dei paesi limitrofi, elevando il tenore di vita e determinando un sostanzioso incremento sul piano abitativo e demografico. Parallelamente si è avuta la nascita di varie strutture ricettive (alberghi, campings, residences), commerciali e della ristorazione. Il culto mariano, molto sentito dai praiesi, è legato ad una antica tradizione, risalente al 1326, secondo la quale la statua lignea della Madonna (trafugata nel 1979 e oggi sostituita con una copia) sia venuta dal mare, perchè lasciatavi dal capitano di un battello raguseo. Il 14 e il 15 di agosto di ogni anno, a ricordo di tale evento, la Statua della Madonna viene portata di sera in processione sul mare con una imponente fiaccolata. |
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| Parco Nazionale del Pollino - (Cosenza - Matera - Potenza) |
Con i suoi 192.565 ettari, il Parco Nazionale del Pollino è la più grande area protetta d’Italia tra la Calabria e la Basilicata, capace di offrire i paesaggi più svariati. Grandi aree wilderness dove il pino loricato - vero emblema del Parco- si abbarbica alle pareti di roccia mentre il vento ne modella la forma contorta, accanto ai paesaggi dolci delle valli, dei declivi lussureggianti di fiori a primavera, dei pianori estesi dove ancora si pratica la pastorizia antica.
A est e a ovest l’orizzonte incontra il mare, raggiungibile in breve tempo pur se da grandi altezze. Alla solitudine delle cime più alte, dominate dal volo maestoso dell’aquila reale, fa da contrappunto la realtà diffusa del paesaggio antropico: piccolissimi paesi dove ancora le donne anziane indossano il costume tradizionale, accanto a centri abitati più grandi, punti di riferimento per importanti iniziative culturali di richiamo. In questo territorio resistono tenacemente nuclei di cultura, lingua e tradizione arbëreshe (italo-albanese), accanto ai segni archeologici delle dominazioni che vi si sono succedute nel corso dei secoli.
Visitare il Parco Nazionale del Pollino diventa così un’esperienza che mette insieme più ragioni: trovare una natura insolita e per molti aspetti ancora selvaggia, confrontarsi con la cultura, gli usi, il folklore delle genti meridionali, conoscere un’area protetta tesa a valorizzare le proprie risorse e capace di offrire al visitatore innumerevoli possibilità per godere di una vacanza all’insegna della bellezza paesaggistica, del gusto della scoperta, del piacere del tempo ritrovato.
La programmazione ambientale del Parco è indirizzata prioritariamente alla salvaguardia delle risorse naturalistiche che sono numerose, preziose e talvolta rare: il capriolo autoctono di Orsomarso, il lupo appenninico, l’aquila reale, il pino loricato. Lo sviluppo basato sulla conservazione mette in atto specifiche azioni per proteggere la diversità dei sistemi naturali, la loro ecologia e biologia, le loro funzioni e per assicurare l’uso sostenibile delle risorse rinnovabili, garantendo una capacità di carico ambientale in equilibrio con le possibilità e i limiti della Natura.
In quest’ottica, sono previste, accanto agli interventi di tutela, iniziative volte a promuovere la crescita economica delle popolazioni residenti, con incentivi e sostegno ad attività compatibili con l’ambiente. Nella stessa direzione vanno la realizzazione del Marchio per il Parco, l’agricoltura biologica, almeno un intervento in ogni comune per realizzare case parco, centri visita, eco-ostelli, totem informativi. Soprattutto ai giovani sono indirizzate sollecitazioni e proposte perché individuino nell’area del Parco le possibilità per investire in piccola e media impresa, per attivare società di servizi, per cimentarsi nelle tante nuove professioni che possono nascere con la presenza del Parco Nazionale.
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| Rossano - (Rossano) |
Il centro calabrese di Rossano, situato lungo il versante settentrionale della Sila Greca, sorge su un'altura a 270 metri s.l.m. Grazie alla sua posizione domina il litorale ionico cosentino e le belle spiagge che a semicerchio lo accolgono nella Piana di Sibari.
La storia di Rossano risale ad epoca antica e più precisamente al periodo greco-romano. Numerose dunque sono le attrattive archeologiche che testimoniano la grande tradizione di questa città. Alcuni resti dell'antico castello (XV secolo) sono ancora conservati. Chiesa importante è quella di San Marco, simbolo della città.
La Cattedrale (Santuario) è dedicata all'ACHIROPITA, un affresco parietale della Madonna, che, per tradizione e significato della parola, vuol dire "fatta non da mano umana". La sacra icona, la cui origine è da collocare tra il 580 e la prima metà del sec. VIII, è l'immagine della Madre di Dio (Theotocos), che regge sul braccio sinistro il Messia bambino, protegge e guida Rossano ed i suoi abitanti: è una pittura bella, di intensa spiritualità, nella quale il sacro si fa arte entro vibrazioni e suggestioni orientali e bizantine. L' Achiropìta è il cuore pulsante dell' antica città e della fede devozionale del popolo. Attorno ad essa, in funzione coreografica, ruota una ricca galleria d'arte sacra, che attraversa e ripercorre la storia di circa 15 secoli della Chiesa Madre e dell'Arcidiocesi di Rossano.
Il Centro Storico si distende su un ampio pianoro ( m.300 s.l.m.), che si sviluppa su uno sperone di roccia granitica rossa, ha un perimetro urbano di Km. 3 ca., dista dal mare Jonio Km. 5 ed è incoronato dalle montagne orientali della Sila Greca. E' un esempio raro di urbanistica medievale e bizantina, tra i più grandi, belli, armoniosi e meglio conservati dell'Italia Meridionale. Accanto alle aree più antiche, delle quali restano i ricordi storici ed i siti archeologici, dove si insediarono, in fasi successive, gli Enotrii (secc. XI-VIII a.C.), i Greci (secc. VIII-II a.C.), i Romani (secc. II a.C.-V d.C.), i Bizantini (secc. VI-XI d.C.), si trova un fitto ed affascinante tessuto urbano, costituito da numerosi edifici sacri e civili, spazi sociali, piazze e viuzze, antichi tracciati viari, misteriosi cunicoli sotterranei, modeste ed interessanti abitazioni private,che ripercorrono, negli stili e gusti architettonici ed artistici, tutti i secoli dal Medio Evo ad oggi.
Gli insediamenti balneari si trovano lungo l'incantevole costa che va da Capo Trionto, dove si può ammirare l'antico faro, al torrente Cino, confinante con Corigliano. Il mare offre limpidezza, tranquillità e pace. |
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| Marina di Gioiosa - (Marina di Gioiosa) |
Distesa al sole in una conca, con la sua quasi unica spiaggia dorata ed il mare azzurro e trasparente, sonnecchia Marina di Gioiosa Ionica.
Per secoli legata alla storia di Gioiosa superiore, diviene Comune a sè nel 1948. Le sue origini storiche come insediamento romano sono dimostrate dai resti del teatro. Eretto nel II sec. d.c., anche se di capienza limitata, ha una sua utenza, e ciò avvalora l'ipotesi dell'esistenza di un aggregato di ville romane o di un villaggio.
E' di importanza archeologica la cavea perchè invece di essere ricavata su un pendio naturale come teatri greci (esempio quello di Locri) è costruita dall'uomo con materiali vari. Oltre la cavea, divisa in cinque cunei da tre scale, esistono avanzi della scena e dell'orchestra. Nelle immediate vicinanze vi era un complesso termale latino, oggi completamento scomparso. Con i materiali di recupero del complesso termale e con quelli del vicino teatro è stata costruita nel 1550 la torre Cavallaro (detta anticamente di Spina).
Sono gli Spagnoli i primi padroni della torre, essa si compone di due parti raccordate da un cordone di pietra, la parte inferiore è a scarpa con forma più massiccia, la superiore è più armoniosa, con coronamento merlato e con una fenditura a monofora stretta con archetto a tutto sesto. Essa fa da sentinella all'arrivo dal mare di navi saracene e turche e fa parte di un sistema di allarme assieme alla torre Galea ha un aspetto più importante, infatti è molto più grande, a pianta quadrata con due torrioni ingentiliti in cima da mensole in granito e con una entrata controllata da un pontile.
La cittadina di Marina di Gioiosa ha un aspetto moderno con vie larghe, viali e un bel lungomare e come tutti i Comuni della Locride che si affacciano sullo Jonio vive un'estate turisticamente intensa. Molti sono i suoi alberghi, pensioni è ristoranti che offrono un soggiorno gradito al turista, con un clima mediterraneo, un arenile vasto e un mare stupendo. Ovunque si possono gustare piatti tipici, in particolare quelli a base di pesce, freschissimo.
Le pianure più conosciute sono Torre Galea, Spilinga, Porticato. La maggior parte della popolazione vive nelle verdi vallate con riflessi argentei intorno a questa città. |
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| Costa Calabra - (Costa Calabra) |
Il litorale calabro che si affaccia sul Tirreno è a tratti roccioso e alto e a tratti costituito da una stretta fascia costiera su cui incombono le ripide montagne della Catena Costiera, interrotte solo dalla piana di Sibari. Lunghissime spiagge dorate si alternano a discrete insenature di sabbia e scogli, alte rocce si tuffano in un mare sempre limpido come in poche altre zone d'Italia. Le bellezze naturali, uniche, con paesaggi insoliti, paesi e città di un territorio dove tutto è storia, tradizione e colore. Gente, quella calabrese, dalla innata ospitalità senza eguali, territorio dotato di strutture all'avanguardia per un turismo totale.
La costa calabrese è lunga ben 783 km: ha inizio da Praia Mare con l'Isola di Dino per poi proseguire lungo il Tirreno meridionale che bagna le coste calabre di Scalea, Cirella Marina, Diamante, Sangineto, Cetraro, Acquappesa, Guardia Piemotese, Fuscaldo, Paola Marina, San Lucido, Amantea e tutta Costa dei Cedri. Da Gizzeria Lido incomincia il Golfo di S. Eufemia che bagna la piana di Lamezia Terme con una costa sabbiosa e ampia che termina in prossimità di Pizzo Calabro dove ha inizio la Costa degli Dei, un susseguirsi di baie, promontori, bianche spiagge e mare cristallino. Le località di questa zona sono: Pizzo Calabro, Briatico, Zambrone, Parghelia, Tropea, Capo Vaticano e Nicotera. Segue la piana di Gioia Tauro col suo porto terminal container , segue Palmi, Bagnara Calabra e Scilla.
Quindi Villa San Giovanni punto di congiunzione col la Sicilia e sede di partenza e arrivo dei traghetti che solcano lo stretto di messina. Sul finire Reggio Calabria e il suo bellissimo lungomare rinnovato di recente. A sud di Reggio chiude la spiaggia di Melito Porto Salvo punto da dove risale la costa calabrese e che ci riporta dal lato ionico con: Bova Marina, Capo Spartivento, Bovalino Marina, Sidereo, la Locride, per poi risalire fino a Monasterace, Marina di Badolato, Soverato, Copanello e Catanzaro Lido, Le Castella, Capo Rizzuto, Cariati, Lido Sant'Angelo, Villapiana Lido, Marina di Amendolara. |
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| Gerace - (Gerace) |
Chi avesse occasione di soggiornare per qualche giorno a Reggio Calabria non dovrà rimandare una gita a Gerace, graziosa cittadina poco distante dal capoluogo calabro, degna di interesse per le sue bellezze monumentali e paesaggistiche. Un tempo fiero comune libero d'Italia, tra i primi della penisola, Gerace ha ripetutamente difeso nei secoli scorsi la propria autonomia pagando il prezzo di numerose battaglie contro invasori turchi e normanni. Secondo la leggenda nel 915 i sopravvissuti ad una terribile invasione saracena su Locri, si trasferirono sotto la guida di uno sparviero, su un'altura e ivi fondarono Gerace. Da qui il nome alla città: lo stemma comunale della città rappresenta infatti un ierax (sparviero). Che gerace sia sempre stato un luogo ricco di sacralità lo dimostra anche il fatto che nel XVIII secolo nella città si contavano oltre sessanta chiese, otto conventi e diversi monasteri. Suddivisa in cinque aree urbane (il Castello, la città, il Borghetto, il Borgo Maggiore e la Piana) Gerace e i suoi dintorni portano i segni di un'urbanizzazione che ha origini lontane nel tempo. Poco distante dall'attuale centro abitativo è infatti possibile visitare i resti di una necropoli che risale ad epoche diverse e che conserva tracce di tre periodi distinti. Sono state rinvenute nell'area archeologica ceramiche del IX secolo a.C. (riconoscibili per la particolare caratteristica ad impasto grezzo), corredi indigeni e di importazioni risalenti al VII secolo a.C. e prodotti di fattura greca e italiota datati al VII secolo a.C..
Ma è soprattutto il caratteristico centro storico di Gerace ad attirate l'attenzione del visitatore. Per avere il colpo d'occhio della città e per godere di un suggestivo panorama si consiglia di raggiungere il Baglio, nome con cui gli abitanti chiamano lo spazio antistante al Castello della città: da qui si ammira un paesaggio naturale di incantevole bellezza, straordinario per i colori e per la varietà delle forme orografiche. Lasciato alle spalle il Castello si consiglia di dirigersi in direzione della Cattedrale normanna, dove è possibile visitare la prigione dei cinque martiri di Gerace, il portale di Lucifero e poco distante il palazzo municipale ricco di decori marmorei. La Cattedrale risale al 1045 e consta di tre navate ciascuna delle quali è abbellita da 13 colonne provenienti, secondo gli studiosi, dai templi della vicina Locri. Scendendo poi lungo la via Catello si raggiungono la Chiesa di San Franncesco e le vicine Chiese di San Giovannello e del Sacro Cuore.
Cuore pulsante della città sin dai tempi antichi è senza dubbio la Piazza del Tocco, vero e proprio salotto dove gli abitanti sono soliti riunirsi nel tempo libero per godere dell'aria aperta. Sulla piazza si affacciano alcuni tra i più bei palazzi signorili della città, a cominciare da Casa Furci per continuare con Casa Migliaccio e l'abitazione storica del Barone Macrì. A due passi dalla piazza è possibile ammirare il Palazzo della Città un tempo sede dei feudatari della zona. Secondo l'etimologia del termine che dà il nome alla piazza ("tocco" deriverebbe dal greco "thòkos", che significa seggio, assemblea), lo spazio è da sempre eletto a luogo d'incontro cittadino. Secondo altri invece il termine "tocco" starebbe a significare "beretto" del magistrato e, stando a questa derivazione, Piazza del Tocco significherebbe Piazza di Giustizia. Per altri ancora "tocco" richiamerebbe il suono della campagna che a Gerace chiamava a raduno i membri del parlamento. |
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