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Regione Emilia romagna |
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| Bologna - (Bologna) |
| Antichissimo centro, prima etrusco poi romano, Bologna ebbe una storia e una vita culturale intensa, che raggiunse il suo apice nel XIII secolo. La città ha conservato una schietta fisionomia medioevale in vasti quartieri di una sorprendente compattezza, esaltata dal caldo tono rossiccio degli edifici e delle torri. La sua bellezza e monumentalità, anche se non troppo appariscenti, sono forse fra le più autentiche e originali: caratteristiche sono le lunghe teorie di portici che accompagnano quasi tutte le vie, creando pittoreschi quadri e vivaci prospettive. Il periodo comunale fu contraddistinto dal fiorire della famosa Università, che richiamava studenti da ogni parte d'Europa, e da un'intensa attività costruttiva, di cui sono testimonianza insigni monumenti romanici e gotici. Il Rinascimento ha completato l'aspetto monumentale della città, con la costruzione di numerosi palazzi, chiese ed eleganti chiostri, ornati da opere di famosi scultori e pittori (sec XV-XVII). Ancora oggi la vita cittadina si svolge soprattutto nell'ambito del nucleo medioevale, in cui si trovano le strade più vive e ricche di negozi e ritrovi. |
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| Il Castello di Montefiore - (Montefiore) |
A nessuno sfugge i segni di un passato basta osservare la imponente Rocca con evidente struttura medioevale del centro storico e per la felice posizione delle terre di Montefiore, che vanno dai 480 metri del Monte Auro fino ai fertili terrazzamenti sul fiume Conca, ha portato gli uomini a stabilirsi in questi luoghi molto prima dell'epoca medioevale. In diverse zone si sono rinvenuti reperti preistorici in selce e in osso e su un poggio che domina la valle si sono scoperte alcune tombe di epoca protostorica (età del ferro). Reperti romani (statue, urne, iscrizioni, monete, capitelli ecc.) sono stati ritrovati un po' ovunque, ma il centro archeologico di maggior rilievo è quello di San Pietro in Cotti, detto comunemente Pian di San Pietro dove vari resti (fondi di capanna, pavimentazioni, colonne,vari tipi di ceramica, ecc.) partono dal V sec. a. C. e coprono tutte le varie epoche romane, testimoniando l'esistenza di un grande complesso agricolo e religioso che per essere valutato in tutta la sua importanza attende una estesa campagna di scavi.
Fin da Rimini è possibile vedere la fortezza gigantesca su una delle colline più alte della Valconca : Montefiore, un paese tra i più importanti delle Terre Malatestiane. Dall’ALTO DEL BORGO si domina tutta la costa e si ha la sensazione che il mare sia a pochi passi. I sentieri si snodano fra ulivi e querce antiche, Questa campagna rende Montefiore un luogo indimenticabile. Tra le sue mura, nelle chiese e nei vicoli si incontrano opere d'arte preziose e si scopre il mestiere tradizionale dei vasai.
La Storia di Montefiore Già nel primo Medioevo Montefiore è sottoposto alla giurisdizione di Rimini; nel 1302 il castello cerca di sottrarsi a questo dominio, ma la minaccia di un assedio stronca la ribellione. Con l'avvento al potere dei Malatesta, Montefiore vive il periodo di massimo splendore. La potente casata scelse questo paese per edificarvi una delle più grandi ed imprendibili fortezze, alla quale venne riconosciuto sia il ruolo di residenza di rappresentanza che quello di baluardo militare fondamentale per il controllo dei confini con il Montefeltro. La Rocca viene costruita intorno alla metà del 1300 e tenuta dai Malatesta per più di cent'anni consecutivi; in essa nacque nel 1377 Galeotto Novello Malatesta detto, proprio per il luogo di nascita, Belfiore. A partire dal 1432 Sigismondo Pandolfo, il più celebre dei Malatesta, esaltò l'importanza strategica del castello e migliorò la rocca. Fu in questo periodo che il borgo si sviluppò dotandosi di istituzioni civili e religiose come i monasteri, gli ospedali, il monte di pietà. Quando per i Malatesta giunge la disfatta, per Montefiore come per altri paesi di questa parte di Romagna comincia l'alternarsi di diversi domini: governarono il paese i Guidi di Bagno, i Borgia, la Repubblica di Venezia ed anche Costantino Comneno Principe di Macedonia che morì proprio a Montefiore nel 1530. Dopo di questi, il castello passò definitivamente sotto lo Stato della Chiesa. Nel 1797 Montefiore fa parte della Repubblica Cisalpina. Per tutto il Settecento e l'Ottocento Montefiore mantiene la sua importanza sul territorio sebbene altri paesi vicini, soprattutto quelli di pianura, comincino in questo periodo ad emergere e a crearsi una propria identità sociale ed economica. Con gli inizi del `900 la popolazione è sempre più attratta verso valle anche se l'agricoltura di collina è ancora molto importante. Negli anni '50 e '60 il numero degli abitanti cala sensibilmente e solo negli ultimi tempi si registra una nuova crescita dovuta anche alla bellezza del luogo, alla conservazione dell'ambiente naturale e alla facilità con cui si raggiungono i centri della riviera. Oggi Montefiore guarda al turismo come ad una delle migliori opportunità per il proprio futuro. Appena giunti in paese si nota l'arco di ingresso al borgo fortificato detto Porta Curina (sec. XIV-XV) in cui è murato lo stemma dei Piccolomini. Sulla sinistra ci sono il palazzo comunale e alcune abitazioni dalle linee architettoniche medioevali. Si salga direttamente verso la rocca tralasciando sulla destra la chiesa di San Paolo che si visiterà al ritorno. Sulla via c'è la bottega del vasaio, l' antico laboratorio artigiano della famiglia Franchetti. All'interno si trovano due torni a piede e tutto il vasellame dalle forme e dai colori tradizionali che con essi viene prodotto. Si sale ancora fino ad arrivare alla Rocca. Da sotto colpiscono le geometrie e l'imponenza dell'edificio. Dopo un primo giro delle mura si entra nel cortile dove c'è un pozzo decorato della fine del `300. Al piano superiore c'é una sala con volta a crociera dove sono esposti importantissimi affreschi di Jacopo Avanzi esempi rari di pittura laica del XIV sec.. Un'altra sala detta dell'Imperatore custodisce altri affreschi dell'Avanzi. Salendo si arriva al terrazzo sulla sommità della Rocca; da qui si gode un panorama davvero emozionante sulle città sottostanti, i monti, le valli e tutta la costa romagnola. La costruzione della fortezza viene fatta risalire al 1340 ad opera di Galeotto Malatesta anche se è probabile che esistesse già una struttura fortificata. Tra le sue mura hanno soggiornato il Re d'Ungheria Luigi il Grande, Sigismondo Re di Boemia e Imperatore, i Papi Gregorio XII e Giulio II. La Rocca decade sul finire del `500 . Negli anni `60-' 70 la rocca ha subìto un restauro purtroppo discutibile in diverse parti. Usciti dalla Rocca si faccia il giro, sulla destra, della stradina cosiddetta Ghirlanda fino ad incontrare la Chiesa di San Paolo con la sua architettura gotica. Da notare all'interno un pregiato crocefisso dipinto su tavola della scuola riminese del `300. Riattraversata Porta Curina si prenda sulla sinistra per fare il giro completo delle mura. Prendendola via principale ( XX Settembre) si visiti la Chiesa dell'Ospedale o Santa Croce dove si trovano alcuni affreschi di scuola marchigiana del `400. Altri luoghi notevoli di Montefiore sono il Convento Dei Cappuccini, vicino alla sommità del Monte Auro e il Santuario della Madonna di Bonora uno dei più antichi e famosi del Riminese. Un’attenzione tutta particolare merita l'ambiente circostante, uno dei meglio conservati di tutto il Riminese, notevolissima la valle del Ventena tra Montefiore e Gemmano. Tra gli eventi sono da segnalare la antica e straordinaria processione del Venerdì Santo che vede la partecipazione di personaggi in costume e delle Confraternite, la Sagra della Castagna che si tiene tutte le domeniche di ottobre (una delle sagre più conosciute della zona) e Una Stagione per le Arti che nel mese di luglio anima la rocca con mostre, corsi ed attività artistiche. Molto suggestivo anche il Presepe vivente, nel periodo natalizio, che coinvolge tutto il centro storico. |
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| Il castello di Montegridolfo - (Montegridolfo) |
Montegridolfo fu così chiamato il castello, che sembra trarre origine dall'antica famiglia riminese dei Gridolfi che a partire dal XIII secolo si stabilì sulle colline tra la Romagna e le Marche. Come altre nobili famiglie guelfe cittadine, in età comunale i Gridolfi si schierarono dalla parte della Chiesa, così che secondo alcuni storici Monte Gridolfo sarebbe la trasformazione dell'originario nome del luogo, Monte Guelfo, oppure di Monte Loro, monte dell'alloro.
Per difendere la Signoria dei Malatesti dalle terre Marchigiane confinanti sotto il Ducato di Urbino, furono dunque edificati castelli uno a poca distanza dell’altro, Montegridolfo era quindi sul crinale romagnolo a di fesa della Valle del Conca dalla Valle del Foglia del versante marchigiano. Un Borgo tutto chiuso da alte mura con un’accesso protetto da una torre con porta medioevale.
Dunque il castello non era a scopo di residenza signorile, né di insediamento militare,ma di un vero “cassero” rettangolare con torreporta con funzione difensiva.
La Storia
• 535-553 d. C., la guerra gotica (tra ostrogoti e bizantini) spinge le popolazioni della parte bassa della vallata del Conca a ritirarsi sui colli dell'immediato entroterra.
• 1148, la prima notizia certa su Montegridolfo riferisce la sua appartenenza all'Abbazia di S. Pietro di Rimini.
• 1233, il sindaco di Montegridolfo, Pasitto, giura fedeltà al Comune di Rimini, entrato in guerra con Urbino per questioni di confini.
• 1288, il castello di Montegridolfo è assalito dalle milizie dei vicini Comuni di Mondaino e Saludecio: la cronaca riferisce l'"abbruciamento di libri e di paramenti sacri, e furono insieme rubate e guaste case, cantine, e selve".
• 1336, il castello è di nuovo saccheggiato: questa volta non a causa delle lotte tra i Malatesta e i Montefeltro, ma per scontri interni alla stessa casata malatestiana. Ma se Ferrantino Novello distrugge, l'anno dopo Galeotto Malatesta ricostruisce, e nel 1338 circonda lo stesso castello di nuove alte mura, rafforzate con quattro poderosi torrioni, con grande soddisfazione degli abitanti. In quest'epoca dentro le mura castellane vivono circa 250 persone.
• 1445, Montegridolfo passa ai Montefeltro di Urbino e poi ritorna ai Malatesta. Dopo la disfatta di Sigismondo Malatesta (1462) e altre vicende, nel 1502 ricade sotto il dominio dei Borgia e in seguito della Repubblica di Venezia, fino ad entrare definitivamente nell'orbita della Chiesa.
• 1769, frate Lorenzo da Montegridolfo diventa papa con il nome di Clemente XIV.
• 1849, con la proclamazione della Repubblica Romana, Montegridolfo recupera la sua funzione di baluardo, così come nel 1944, durante lo sfondamento anglo-americano della "Linea Gotica".
Oggi Montegridolfo è un bellissimo luogo ospitale a 38 km da Rimini, 26 km da Riccione, 50 km da Bellaria, 20 km da Cattolica, 23 km da Misano raggiungibile con ogni mezzo.
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| Modena - (Modena) |
| Il nucleo più antico di Modena e la parte medioevale che lo circonda conservano ancora oggi i segni delle trasformazioni che gli Estensi apportarono alla città, soprattutto tra la metà del XVI e il XVIII secolo. A loro è dovuto il settecentesco Palazzo dei Musei, che attualmente ospita le raccolte cittadine. Tra queste importantissime sono la Galleria Estense, ricca soprattutto di opere di scuola emiliana e veneta dei secoli XIV - XVIII, e il Museo Estense, che raccoglie materiale vario tra cui, di particolare valore, il Busto di Francesco d'Este, del Bernini. La città vanta anche un bellissimo Duomo, uno dei capolavori dell'architettura romanica, iniziato nel 1099 dal lombardo Lanfranco coadiuvato dallo scultore Wiligelmo e completato nel XIII secolo da maestri campionesi. Nell'adiacente Museo Lapidario sono conservate 8 bellissime metope romaniche del XII secolo. Alla fama della città contribuiscono, oltre alle tradizioni gastronomiche, anche quelle automobilistico-sportive: automobili prestigiose come le Maserati e soprattutto le Ferrari, vengono costruite nel territorio e nei dintorni. |
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| Parco naturale del Monte San Bartolo - (San Bartolo) |
Il Parco Naturale del Monte San Bartolo segna l'inizio del sistema collinare della costiera del centro Italia, immediatamente susseguente ai ben noti lidi turistici Riccione, Misano, Cattolica, Rimini,dell'Adriatico Settentrionale. Si affaccia, con una spettacolare falesia sul Mare Adriatico e raggiunge le sue massime quote sulle colline del San Bartolo (m. 201), Castellaro (m. 197) e nei nuclei abitati di Casteldimezzo (m. 195) e Fiorenzuola di Focara (m. 186). Punto di estrema importanza per la migrazione dell'avifauna e sito per lo svernamento di diverse specie di uccelli, dal punto di vista archeologico e storico, in rapporto alla sua piccola estensione, presenta una notevole ricchezza di elementi: dai ritrovamenti del neolitico nella zona di Monte Castellaro a quella archeologica di Colombaronesull'antica Via Flaminia, ai porti scomparsi di origine Greca di S. Marina e Vallugola, all'incantevolma delle ville e dei giardini rinascimentali.
La superficie tutelata ha una estensione di circa 1600 ettari e comprende un'area interessantissima sia dal punto di vista naturalistico che storico culturale: il colle San Bartolo, infatti, sa raccontare la sua storia antica, il suo rapporto col mare, con gli animali e con le piante, e con le sue genti e si mostra allo sguardo del visitatore attento e sensibile con tutto il suo fascino. Il Parco Naturale del San Bartolo emerge dalle basse spiagge romagnolo marchigiane come un susseguirsi ondulato di speroni e vallecole che scendono lentamente sul mare, intervallate da pareti a strapiombo sostenute da una stratificazione in giacitura orizzontale o a reggipoggio. i banchi arenacei, delle marne e delle argille e si mescola con le antiche frane che costellano la falesia.
La quota delle cime come Monte Castellaro o Monte Brisighella sfiora i m 200, ma permette un'ampia visione sulla costa e sul mare e le falesie strapiombanti del Parco costituiscono un paesaggio marino inusuale per le nostre coste sabbiose. La falesia che guarda a mare mostra aspetti geologici di grande interesse, con pesci fossili e rari cristalli di gesso in forma di lente o fibrosi come la sericolite. Alla base della falesia corre una sottile spiaggia di ghiaie e ciottoli risultante dalla demolizione e dal franamento delle pareti sovrastanti. Tra i sassi della riva spicca il giallo dorato dei cogoli, tondeggianti e dalle forme spesso curiose, risultato di una particolare litogenesi che aggregava chimicamente le sabbie in queste forme sferoidali. La spiaggia di ciottoli ospita particolari e rare biocenosi marine di ambiente litorale, mentre nel passato era usata come comoda cava di ghiaie e di pietre per pavimentazione che venivano direttamente caricate sulle barche.
I documenti storici testimoniano che questa attività si è svolta per alcune centinaia di anni, con esportazioni di materiale verso Ravenna, Rimini e le altre città costiere e per esaurirsi solo a ridosso della seconda metà di questo secolo.
Flora, vegetazione e fauna Il Parco Naturale del San Bartolo presenta aspetti naturali molto suggestivi, tra questi la fioritura di ginestre odorose (Spartium junceum) che a maggio ammantano di giallo dorato le pendici dei colli che guardano il mare, la falesia con distese di cannuccia di Plinio (Arundo pliniana) che si stendono uniformi fino a riva, la costa ciottolosa che spesso forma una striscia sottile al di sotto di pareti a picco. A seguito del secolare utilizzo da parte dell'uomo la vegetazione si presenta soprattutto negli stadi iniziali e se pure nelle vallecole si stanno insediando formazioni boschive più evolute, alcuni piccoli boschi, interessanti anche per la presenza del cerro, sono presenti nel versante interno. Se pure non potendosi trattare di macchia mediterranea poiché il clima è ancora di tipo temperato, vi sono esempi di specie mediterranee quali l'alaterno, la fillirea, la smilace.
Il Parco è rilevante anche per la fauna: soprattutto in inverno, quando il disturbo delle attività ricreative e di pesca è più ridotto, ospita un gran numero di specie di uccelli marini. Si possono osservare numerosi gabbiani poco comuni come la gavina, il gabbiano corallino, il gabbiano tridattilo o lo zafferano, ma anche cormorani, lo smergo minore, lo svasso maggiore e lo svasso piccolo, la berta minore, la strolaga mezzana o l'edredone. In primavera particolarmente interessante è invece la migrazione quando il Parco, specialmente nell'area della falesia, è interessato da un notevole passo di rapaci: albanelle, falchi di palude, falchi pecchiaioli, poiane, lodolai e i rari falchi pescatori, ma anche aironi e cicogne, sia la bianca che la nera, è possibile anche osservare un fenomeno se non raro poco conosciuto, quello dell’arrivo delle farfalle migratrici come le belle Vanesse, dal mare, che giungono sulle nostre coste a primavera. La spiaggia ciottolosa, che rappresenta una tipologia praticamente unica lungo la costa adriatica, presenta una flora e una fauna molto particolare, con molluschi, crostacei, pesci e altri organismi tipici dei substrati rocciosi, tra questi i Chiton o le Haliotis.
Nell'area del Parco Naturale del San Bartolo è compresa un'area Agraria, in cui si ritrova la presenza dell’uomo. Il pendio che scendendo dalla cresta della falesia si allontana dal mare conserva un'agricoltura ricca di piante arboree. L'esposizione a solatio e al riparo dalla bora ha favorito la crescita di ulivi, vite ed alberi da frutta e conservando tuttavia l'aspetto del paesaggio agricolo tradizionale, sono sorte case coloniche ed il reticolo di strade che le collega. Oggi solo una parte delle case contadine è abitata da coltivatori a tempo pieno ed alcune ospitano attività agrituristiche mentre le strade campestri costituiscono una rete capillare di percorsi verdi, spesso ombreggiati dalle grandi querce della campagna mezzadrie.
La storia remota ha lasciato tracce importanti del Parco dagli antichi porti scomparsi agli scavi archeologici di Colombarone che stanno mettendo in luce una villa tardo-romana, mentre nel mare ai piedi di Gabicce persiste il mito della scomparsa città di Valbruna. La collana degli antichi centri storici di altura, da Santa Marina a Gabicce Monte, domina dall'alto la falesia. |
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| Ravenna - (Ravenna) |
| Città famosa per i suoi singolari monumenti bizantini, situata a pochi chilometri dal mare Adriatico. Ravenna conobbe un periodo di eccezionale splendore nei secoli V-VI, quando fu capitale dell'Impero Romano di Occidente e ponte di passaggio fra il mondo bizantino e quello romano. Sorsero allora quei monumenti che costituiscono un importante documento della fase di transizione della nuova arte cristiana dal classicismo allo stile bizantino. |
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| Il castello di Montecolombo - (Montecolombo) |
E' difficile in realtà ricostruire con esattezza tutta la rete difensiva malatestiana che in questo territorio dell’Entroterra romagnolo “la Valconca” vedeva insediamenti fortificati sparsi a breve distanza. Infatti Lungo la media valle del Conca i borghi e i paesi più antichi sorgevano sulla sommità delle colline più accoglienti: cosi San Savino, (oggi frazione di Montecolombo) aveva la sua piccola rocca che sorvegliava la strada principale e le valli circostanti: Montecolombo, che staccandosi da Montescudo nel 1815 con l’editto di Pio VII si rendeva comune autonomo.
Montecolombo appoggiato come tutti gli altri castelli malatestiani della Valconca su una morbida collina domina il corso del fiume e la collina sottostante, è un paese che ha mantenuto nel centro storico gli elementi architettonici del suo castello, evidenti sono i tratti del borgo fortificato contornato da ampi spazi verdi e l’appartenenza al fitto sistema difensivo di questa zona, esposta agli attacchi proveniente dall’Alta Valconca, usato dai Signori Malatesta.
La posizione di tutti i castelli malatestiani era una scelta mirata permetteva sia allora che oggi di godere di panorami che si aprono sia sulla valle che verso San Marino che verso il mare, godendo della tranquillità delle colline arricchite da notevoli campagne di vigneti e uliveti, a pochi minuti dalle spiagge “La strada del paeseggio”della Signoria Malatesta era dunque questa zona.
Da Montecolombo si raggiunge velocemente San Marino, imboccando la stada di fondovalle si arriva direttamente ai primi rilievi Appenninici, verso un terrirorio che pian piano abbandona i tratti della bassa collina per divenire il territorio dei pascoli e dei boschi. Tuttavia l’attività agricola di Montebello è stata una una parte integrante per lo sviluppo del paese, che si trova tra i 39 e i 350 metri sul livello del mare e che ha sempre mantenuto stretti rapporti con la storia di Rimini, che lo governava già dal 568, è sotto diretto dominio malatestiano nel 1271 e con il vicinissimo castello di Montescudo formava una solida barriera protettiva di questo crinale, che se fosse stato conquistato avrebbe permesso a qualsiasi nemico di procedere velocemente verso la piana Riminese.
Dell'antico sito del Castrum Montis Colombi (dal latino colombus, colombo) è rimasto poco per far luce sulle sue origini antichissime. Certa è la presenza romana, indicata da lucerne, monili e reperti vari. I primi documenti risalgono al 568, quando Montecolombo faceva parte del Ducato di Rimini, ed al 962, quando il centro è menzionato come feudo di Ottone I.
L'epoca degli imperatori germanici (Federico Barbarossa ed Ottone IV) è caratterizzata dal passaggio di Montecolombo nelle mani di vari dominatori: la vicina Montescudo, Rimini ed anche la Chiesa di Ravenna. I Malatesta iniziano a determinare la storia del fortilizio a partire dal 1271, esercitando un vero e proprio dominio diretto. Nel 1504 viene occupata dai Veneziani, che succedono per breve tempo ai Malatesta.
Pochi anni dopo la Chiesa riprende il potere sulla Romagna, da secoli sua proprietà (la prima donazione delle terre romagnole al papato risale alla conquista dei Franchi, IX sec.) e fra i possedimenti troviamo anche il castello di Montecolombo. Pio VII distacca nel 1816 il centro da quello di Montescudo, riconoscendo la sua autonomia ancora oggi conservata. La preziosità del paesaggio di tutta l'area collinare romagnola, non permette di dimenticare il castello di San Savino, piccola frazione sulla strada crinale che va verso Rimini, nota per le sue fonti di acque minerali con proprietà terapeutiche a pochi chilometri da Montecolombo. |
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| Salsomaggiore - (Salsomaggiore) |
| Elegante stazione termale fra le più importanti e frequentate d'Italia. E' situata in una conca ricca di verde fra le prime alture dell'Appennino Parmense, dove sgorgano acque minerali salsodiche. Le cure vengono praticate nelle terme Berzieri, in un monumentale edificio liberty, nelle moderne terme Zoia e presso alberghi con reparti di cura interni. Non mancano gli svaghi e le manifestazioni di carattere culturale e mondano. |
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| Campogalliano - (Campogalliano) |
Campogalliano, territorio di remoti insediamenti, e il cui nome è una probabile testimonianza della toponomastica fondiaria romana, è presente nella cartografia, quale borgo fortificato, già a partire dal XVI secolo. La sua storia fu intrecciata in particolar modo al fiume Secchia, che ne ha influenzato la cultura e l'ambiente, e, in epoca contemporanea, alla fabbricazione degli strumenti per pesare, che ha portato alla nascita nel 1989 del Museo della Bilancia, un'istituzione che oltre a raccogliere le testimonianze dell'evolversi della bilancia, stimola il recupero della memoria culturale del territorio di Campogalliano. Il visitatore che arriva a Campogalliano troverà alcuni edifici che hanno connotato, e connotano tuttora, la storia del paese, tra cui si evidenziano: il Parco delle Montagnole, sito di interesse archeologico, che si connota per i suoi rilievi geomorfologici - le Motte - e l'esistenza del complesso denominato "Rocca", le cui vicende si legano alla Signoria degli Este. Al centro del paese Piazza Castello, primo nucleo cittadino documentato a partire dall'Età medievale, e l'oratorio San Rocco; la torre del Castello ascrivibile al XVI secolo, la chiesa parrocchiale di Sant'Orsola, sorta come Parrocchiale degli Albori nel XVI secolo; il Santuario della Beata Vergine della Sassola, la cui costruzione fu intrapresa nel 1745 per volontà popolare. Anche l'epoca contemporanea è stata caratterizzata dalla realizzazione di alcune opere architettoniche di interesse culturale e artistico: il monumento alla Resistenza edificato nel 1974; piazza della Bilancia, inaugurata nel 1993 e nata anche dall'intervento dello scultore Raffaele Biolchini e del pittore astrattista Luigi Veronesi, per quanto riguarda la realizzazione della fontana e della pavimentazione. |
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| Bardi - (Bardi) |
Bardi è una cittadina posta quasi nell'estremo contrafforte sud - ovest della provincia di Parma, si affaccia cioè verso la Liguria e il Piacentino. Il territorio comunale è esteso dai 500 ai 1.300 metri sul livello del mare, per lo più coperto da fitte foreste, boschi cedui e pascolo. Tra le essenze arboree, la quercia, il cerro, il carpino, il pino silvestre, il faggio, l'abete. Spumeggianti torrenti ricchi di trote e gamberi riversano acque pulitissime nell'alveo del Ceno, il principale corso d'acqua, che da il nome a tutta la vallata. Gemello del Taro, nasce sul Monte Penna dalla medesima sorgente. Ciascuno dei due corsi d'acqua scava la sua propria valle prima di ricongiungersi all'altezza di Fornovo, dove un unico fiume mantiene il nome Taro. Tutta la zona montana della provincia di Parma è da ritenersi molto bella, ma la Valceno, e Bardi in particolare, riescono ancora a stupire chi già ha percorso in lungo e in largo le altre valli del Parmense. La prima cosa che colpisce è l'aria, il clima. Non è descrivibile, soprattutto d'inverno, è una sensazione unica per chi proviene dalle nebbie e dai miasmi automobilistici della pianura. La mitezza di clima favorisce il rigoglio di rare specie botaniche, sia di provenienza mediterranea, come il Dracunculus vulgaris, l'Arum, la Paeonia officinalis, sia di provenienza alpina, come le Genziane, la Pulsatilla, la Soldanella Alpina; prosperano inoltre le Orchidee selvatiche, come il Cypripedium calceolus, l' Ophris holosericeus, l'Orchis militaris, o la rara Dactylorhiza incarnata. Sul Monte Penna alligna il Larice. Inoltre, per la gioia dei birdwatchers, molti volatili nidificano e prosperano. Il cardellino (Carduelis carduelis), il ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula), il fanello (Acanthis cannabina), il verzellino (Serinus serinus), il piccolo lucherino (Carduelis spinus), l'organetto (Acanthis flammea) riempiono l'aria coi loro ininterrotti trilli, ma anche specie più vistose, come rapaci e trampolieri, sono visibili con frequenza. Tra i mammiferi, il cinghiale, il tasso, la volpe, il capriolo, lo scoiattolo e, difficilissimi da vedere, il lupo appenninico, la lontra e la lince. Prati fioriti, freschi torrenti, bellissime passeggiate, tuffi nei cristallini fondoni del Ceno, pesca a mosca o col cucchiaino, gite a cavallo rendono meritevole un giro a Bardi. Inoltre, il bellissimo castello e altri monumenti come la chiesa di S. Francesco o il Teatro Maria Luigia invogliano a tornare. La fortezza di Bardi è stata costruita a varie riprese. Gli interventi più significativi risalgono ai sec. IX, XIII e XIV. Si presenta come un formidabile baluardo che sorge sopra uno spuntone di diaspro rosso e da cui si può controllare ogni movimento nella vallata. Discretamente conservato e più volte restaurato, il Castello è visitato ogni anno da migliaia di persone da tutta Italia e dall'estero. Ben visitabile, e sede di mostre sempre molto particolari, offre uno scorcio sulla vita d'altri tempi e vere vertigini per chi sale i torrioni più alti e i camminamenti di ronda. |
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