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Cesano Maderno - (Cesano Maderno )
Il comune di Cesano Maderno si trova nella zona nord di Milano, nella Bassa Brianza.
Il nome "Cesano Maderno" deriva probabilmente da un nome proprio di persona "Cisius". L'attributo di "maternus" starebbe a indicare che il primitivo nucleo di Cesano era stato trasmesso in eredità per linea materna.
In epoca medievale, Cesano fu feudo del monastero di Orona, fondato nel VIII secolo e situato a Milano. I rapporti tra le Badesse del monastero e i cesanesi non furono mai molto felici. Troviamo infatti nelle cronache del tempo molti tentativi di rivolta. Motivo di discordia era il rifiuto, da parte dei cittadini, di consegnare parte del raccolto come tributo, in quanto soggetti al monastero; infatti, i cesanesi sostenevano di essere proprietari del terreno e quindi di non dovere alcun tributo.
Attualmente, Cesano è costituita da un centro e da sei frazioni: Binzago, Villaggio Snia, Sacra Famiglia, Cascina Gaeta, Molinello, Cassina Savina. Le notizie riguardo alla vita sociale e politica del XX secolo sono abbastanza particolareggiate, grazie al fatto che si sta svolgendo uno studio presso l'archivio storico del Comune.
Cesano ebbe sempre una ricca vita economica. Così nel 1874 venne istituito un mercato quindicinale del mobile con cadenza settimanale e pochi anni dopo una fiera che si teneva due volte all'anno per la presentazione e la vendita di manufatti prodotti in Cesano.
Lo stemma del Comune di Cesano fu attribuito da Vittorio Emanuele II nel 1929 e nel regio decreto del 19 luglio 1929 è così descritto: "D'argento, al castello diroccato di rosso su ristretto di terreno verde, sormontato da un volo abbassato di nero, cimato da corona antica d'oro."
Branzi - (Branzi)
Branzi e' un centro turistico molto frequentato sia nella stagione estiva che in quella invernale come ritrovo degli sciatori che trequentano le stazioni di Foppolo, San Simone e Carona. Il paese, ben articolato nella distribuzione di piazzette e slarghi, con negozi e locali accoglienti, invita infatti a rallentare per la curiosita' dei particolari e suggerisce la sosta che viene solitamente premiata dalla genuinita' dei prodotti che qui si offrono.
Il formaggio sopratutto, quel "Branzi"che, col burro nostrano, da alla polenta Taragna il gusto tipico delle migliori essenze dei pascoli alpini. C'è comunque qualche altro segreto nella preparazione di questo piatto che a Branzi e' piu' appetitoso che altrove e fa sempre registrare prenotazioni di intere comitive presso i locali che lo servono.
BRANZI, centro che un tempo era luogo di ritrovo di pastori e mandriani, che portavano all'alpeggio i loro bovini ed ovini durante la stagione dell'alpeggio, sembra derivare il nome dalla voce emiliana "Branz" "rebbio della forca" (cioe' dente della forca , del forcone, del rastrello), attrezzo questo di uso quotidiano per raccogliere il fieno.
Fin dai tempi antichi era usanza andare a Branzi da tutta la provincia, sul finir di settembre per comperare il formaggio oggi chiamato "BRANZI" che veniva commerciato in paese dai bergamini provenienti dalle malghe sperdute sui monti.
Molto fiorente fu anche l'attivita' estrattiva del ferro, e la sua lavorazione artigianale. Branzi fu anche un buon mercato per i trafficanti di ferro e per i carbonai, non che per la vendita della cosidetta "piodera" cioe' di pietra di ardesia estratta dalla cava locale.
Lago di Lugano - (Varese)
Un toponimo che accenna alla Svizzera ma che racconta di acque e sponde italiane, divise tra i territori varesini e comaschi. Ad esaminarne la forma si direbbe che la natura si sia sbizzarrita a tracciare un concatenarsi articolato di golfi, anse e ramificazioni. Il lago di Lugano (o Ceresio) ha una lunghezza complessiva di 35 km. La sua conca è separata in due parti dalle morene di Melide, che hanno facilitato la costruzione di un ponte ferroviario e stradale in prossimità di Campione d'Italia.
Ceresio, l'altro nome del Lago di Lugano è l'italianizzazione del nome latino Ceresium, di etimologia incerta (secondo alcuni dal latino "cerasa" cioè ciliegia, secondo altri ci sarebbe un origine più antica da individuarsi in un antico toponimo romano "Ceresium" la cui traduzione più accurata sarebbe :"più blu del cielo".

Lavena e Ponte Tresa, all'estremità occidentale, sono stati, fin dai primi secoli della colonizzazione romana, il campo di battaglia per il controllo del ponte che unisce le sponde opposte. Sulla tranquilla strada, appartata rispetto alle tradizionali vie di transito, si giunge a Porto Ceresio e al lembo meridionale del lago, dove il litorale punta in direzione nord verso il territorio elvetico. Sponde nuovamente italiane sono quelle di Campione d'Italia, la cittadina famosa per il suo Casinò internazionale, e oltre, quella della profonda ansa di Porlezza, dove la sponda della Val Solda cara al Fogazzaro si contrappone al selvaggio promontorio di Santa Margherita, via di transito medievale ormai completamente riconquistata dalla vegetazione. Sia Valsolda, con le frazioni arroccate di Castello e Dasio e il lungo lago, che Porlezza, con il borgo antico, sono state collegate alla strada intorno alla metà dell'ultimo secolo e hanno mantenuto le caratteristiche di appartati borghi. Nei pressi, la chiesa romanica di San Maurizio sorge alle falde del Monte Galbiga: sepolta da una frana, solo recentemente è stata restituita ai fedeli, che ne possono ammirare le linee romaniche.

Il lago è molto pescoso. A parte alcune zone protette, come la foce del fiume Cuccio nel comune di Porlezza, è possibile pescare ovunque anche se secondo diverse modalità. Le specie protette sono le alborelle i gamberi di fiume autoctoni (Austropotamobius pallipes). Soprattutto l'alborella è quasi estinta, a differenza del Lago Maggiore e si sta pensando ad un ripopolamento controllato soprattutto nelle zone di Ponte Tresa. Nel 1895 vi è stato introdotto anche il salmerino, dal Lago di Zug, mentre tra il 1894 e il 1897 è stato introdotto il coregone. Dal 1950 si è tentato anche l'inserimento del coregone bondelle (Coregonus macrophthalmus Nusslin) del Lago di Neuchâtel che, però, non ha attecchito. Ultimamente si è avvistato il pesce siluro. La superficie totale del lago di Lugano è di circa 50,5 kmq dei quali 18 appartengono all'Italia; la sua profondità massima raggiunge i 288 metri.


San Pellegrino Terme - (San Pellegrino Terme)
San Pellegrino Terme è situata in una valle della Bergamasca, la Valle Brembana, essa prende il nome dal fiume Brembo che la per-corre in tutta la sua lunghezza. Il territorio del paese è disposto sulle due rive del fiume. La cittadina dista 24 Km da Bergamo e 70Km da Milano. San Pellegrino Terme porta il nome del martire Santo primo vescovo di Auxere in Francia nel Secolo III.
Questo centro , notissimo per proprieta' terapeutiche delle sue fonti, conosciute sin dal 1200 fu sempre un grande richiamo fin dai tempi remoti, quando specialmente da Venezia era accorrere per far " la cura " delle sue acque, particolarmente efficaci contro l'uricemia e la calcolosi dei reni.
L'attuale centro della cittadina e' sorto dalla fusione in nuccleo di alcuni insediamenti contadini sorti sul fondovalle ai margini del fiume Brembo. All'inizio del 1900 S. Pellegrino si arricchi' di opere di una notevole struttura urbanistica , abbellendosi di opere di prestigio come l'imponente Gran Hotel e il Casino'. La localita' termale conserva molto del fascino dei suoi anni migliori, quando, all'inizio del secolo, era uno dei centri piu' alla moda della belle èpoche.
Il paese e' disposto lungo la valle del Brembo, tra lo stabilimento dell'acqua minerale di Ruspino, a valle, e quello della Pracastello, a monte.
E non a caso questa duplice presenza, assieme agli impianti termali, che sorgono nella zona piu' elegante della cittadina, sta ad indicare l'importanza vitale che per San Pellegrino riveste lo sfruttamento delle sue sorgenti d'acqua. Le proprieta' dell'acqua San Pellegrino Terme erano gia' note fin dal medioevo, ma risale al 1840 la costruzione del primo stabilimento che diede l'avvio al moderno sviluppo del paese.
La costruzione della "Societa' delle terme" nel 1899 e della successiva "Societa' dei Grandi Alberghi" segno' un eccezionale salto di qualita' che diede al paese la sua caratteristica fisionomia elegante e sontuosa fatta di viali alberati, limpide fontane, freschi giardini e sopratutto maestosi edifici. Oggi, accanto ai moderni impianti delle Terme e alle strutture del Casino', utilizzato per feste, convegni, mostre, manifestazioni musicali e teatrali, il paese offre una gamma di servizi turistici di buon livello.
Una ventina di alberghi e pensioni, ristoranti, locali di ritrovo, impianti sportivi e ricreativi, possibilita' di escursioni naturalistiche e culturali, un museo di scienze naturali e una programmazione stagionale ricca differenziata garantiscono al paese una potenzialita' turistica di tutto rispetto che completa le risorse degli altri settori.
Como - (Como)
Moderna città e animato centro turistico in bella posizione all’estremità di uno dei rami del lago, al quale dà il nome. Fondata in epoca romana, fu prospero Comune nel Medioevo, periodo a cui risale la costruzione di molti monumenti religiosi. Il più grandioso e complesso organismo della città è il Duomo, uno dei più tipici monumenti del Rinascimento lombardo. Fu iniziato nel 1396, continuato fino al XVII secolo e completato della cupola su disegno dello Juvarra (1774). Ha una graziosa facciata gotico-rinascimentale e un interno maestoso e slanciato.
Esino Lario - (Esino Lario )
Esino, situato in una delle più belle conche delle Prealpi lombarde, ha origini antichissime risalenti alle dominazioni Gallo-Romane.
I primi abitatori del paese furono guerrrieri-pastori appartenenti alla potente tribù gallica degli Insubri, celata in Lombardia dalla Gallia transalpina all'inizio del IV secolo a.C.; erano dislocati lassù per intercettare la strada della riviera lacuale, transitante sulla montagna, ai selvaggi popoli alpini che miravano a scendere nella ricca pianura Padana.
Spade, lance, coltelli sacrificali, forbici per la tosatura delle pecore, monili feminili, trovati nelle necropoli dove quei guerrieri erano stati sepolti dopo la cremazione su rogo, sono esposti nel Museo delle Grigne.
E' proprio nelle vecchie vie, lungo il viale della Chiesa con gli splendidi autorilievi bronzei della via Crucis dello scultore Vedani, tra le sculture in legno della Parrocchiale, negli Oratori di San Giovanni e Sant'Antonio o presso l'antica torre romana, testimonianza della dominazione medievale, che domina il paese che si potrà ritrovare il fascino della storia ricca e partecipata di questa piccola comunità tra lago e monte.
Lago Maggiore - (Varese)
Il lago Maggiore (o Verbano, ted.
Langensee), la cui superificie è condivisa tra Italia e Svizzera, è uno dei principali laghi alpini ed il secondo più grande lago in Italia. Bagna le province di Varese, Verbano Cusio Ossola, Novara ed il Canton Ticino, in Svizzera. Il Lago Maggiore si trova ad un'altezza di circa 193 m s.l.m., la sua superficie è di 212 km2 di cui circa l'80% è situata in territorio italiano e il rimanente 20% in territorio svizzero. Ha un perimetro di 170 km, è lungo 54 km, la larghezza massima è di 10 km e quella media di 3,9 km. Il volume d'acqua contenuto è pari a 37,5 miliardi di m3 di acqua con un tempo teorico di ricambio pari a circa 4 anni.

Il bacino imbrifero è molto vasto, pari a circa 6.599 km2 divisi quasi equamente tra Italia e Svizzera (il rapporto tra la superficie del bacino e quella del lago è pari 31,1), la massima altitudine di bacino è Punta Dufour nel massiccio del Monte Rosa (4.633 m s.l.m.) quella media è invece di 1.270 m s.l.m. Il bacino è caratterizzato dall'esistenza di una trentina di invasi artificiali con una raccolta di circa 600 milioni di m3 di acqua, se rilasciati in modo contemporaneo eleverebbero il livello del lago di circa 2,5 m. La massima profondità è 370 m (al largo di Ghiffa).

Gli immissari maggiori sono il Ticino, il Maggia, il Toce (che riceve le acque del torrente Strona e quindi del lago d'Orta) e il Tresa (a sua volta emissario del lago di Lugano). I tributari maggiori hanno un andamento di deflusso diverso, mentre Ticino e Toce che hanno un bacino imbrifero ad alte quote raggiungono un flusso massimo nel periodo compreso fra maggio e ottobre in coincidenza allo scioglimento di nevi e ghiacciai, gli altri tributari hanno un andamento fortemente influenzato dalle precipitazioni. Immissari minori sono i torrenti Verzasca, Cannobino, San Bernardino, Giona, Margorabbia e Boesio. L'unico emissario è il Ticino che fluisce dal lago a Sesto Calende.

Fra Stresa e Verbania si trova l'arcipelago delle Isole Borromee: l'Isola Bella, l'Isola Madre e l'Isola dei pescatori nota anche come Isola Superiore. Di fronte alla località svizzera di Brissago si trovano le due Isole di Brissago. Di fronte alla costa di Cannero Riviera si trovano invece i tre scogli emersi detti Castelli di Cannero: lo scoglio maggiore, totalmente occupato oggidì dal manufatto bellico della Vitaliana, rocca voluta dal conte Ludovico Borromeo a partire dal 1518, lo scoglio minore, su cui si ergono i ruderi delle cosiddette "prigioni", ma in effetti una torricella avanzata con cannoniera a falconetti di presidio meridionale al porto canale, e finalmente lo scoglietto (verso Maccagno) del "Melgonaro", su cui cresce solo una stenta ma tenace pianta che ha affascinato poeti e incisori quali Piero Chiara, Marco Costantini.

Per definire la flora del lago Maggiore si usa spesso il termine improprio di flora insubrica. La flora è fortemente influenzata dal bacino lacustre e che ha permesso la proliferazione di piante tipicamente mediterranee e anche di piante originarie delle zone atlantiche favorite dalla composizione del terreno e dall'abbondanza di rocce silicee. Vi crescono limoni, olivi e l'alloro. Prosperano le acidofile, camelie, azalee, rododendri e magnolie che si possono ammirare nei numerosi e splendidi giardini che si susseguono sulla costa piemontese. La vegetazione spontanea è composta da tassi, gli agrifogli e i castagni sulle colline circostanti.

Nel lago vivono due specie di coregoni, quello bianco e meno diffuso quello blu. Entrambi vivono in acque profonde e vengono a riva solo durante la fregola nei primi di dicembre. Vi si trovano inoltre il pesce persico, il luccio, il cavedano, la bottatrice, le anguille e le alborelle. Nel lago vivono due specie di coregoni, quello bianco e meno diffuso quello blu. Entrambi vivono in acque profonde e vengono a riva solo durante la fregola nei primi di dicembre. Vi si trovano inoltre il pesce persico, il luccio, il cavedano, la bottatrice, le anguille e le alborelle.
Dalmine - (Dalmine)
La storia di Dalmine affonda le proprie radici in quella dei suoi quartieri. La testimonianza delle origini romane è data dal ritrovamento in Sforzatica di reperti (in particolare l'esistenza di una costruzione sacra a Oleno, di un'ara sepolcrale e di epigrafi) che inducono ad ipotizzare che in questi luoghi esistesse un "vicus romanus", un borgo di una certa importanza.
In epoca medievale ritroviamo memorie di queste terre in numerosi documenti. Alla fine del 700, le numerose proprietà terriere dei Canonici Lateranesi di Santo Spirito passarono in proprietà ai Conti Camozzi, di cui illustre fu Gabriele, grande patriota del Risorgimento Italiano.
Di quell' epoca nella Villa Dall' Ovo si può ancora oggi ammirare, affrescata in una sala, l'epoca dei "Garibaldini".
Nel 1920 gli abitanti di Dalmine erano 671 su 126 famiglie.
Con il Regio Decreto 7 luglio 1927 i tre comuni presistenti di Sabbio Bergamasco, Sforzatica e Mariano al Brembo vennero accorpati in un unico Comune di Dalmine.
Sorse così il quartiere Brembo e la parrocchia di Guzzanica si staccò da Stezzano per essere annessa al comune di Dalmine.
Con il dpr 24 marzo 1994 venne attribuito a Dalmine il titolo di città e oggi è il terzo comune della Provincia per numero di abitanti, dopo Bergamo e Treviglio.
Crema - (Crema)
Crema si estende nella pianura Padana sulla sponda destra del fiume Serio in quel tratto compreso tra l'Adda e l'Oglio, storicamente definito "Cremasco", in posizione baricentrica rispetto a Milano, Bergamo, Brescia e Cremona. Le origini di Crema sono forse da riportarsi alle invasioni dei Longobardi a partire dal VI sec. D.c..
Probabilmente,poiché era un territorio protetto naturalmente e in posizione marginale, fu rifugio per qualche gruppo di profughi dell'epoca, che fortificarono il nascente centro urbano. Il nome di Crema forse deriva da Cremete, signore di Palazzo Pignano, oppure da un termine bizantino che significa rialzo, dosso, proprio per la posizione dove sorge la città.
L'impianto più antico della città, che sembra assumere la forma di un quadrilatero, é quella dove oggi sorgono il Duomo, il palazzo Vescovile, il palazzo Comunale, questo impianto sorge sulla parte più alta della città. Nella zona del Duomo si possono ancora notare alcuni impianti difensivi medievali come mura, porte, cancellate.
Nella documentazione scritta il nome "Crema" appare solo nella seconda metà dell'XI secolo. Nel 1074 il nome appare senza alcuna qualifica, nel 1082 Crema è classificata come “locus" (cioè semplice insediamento) e, finalmente, nel 1084, è qualificata “castrum" (cioè, centro fortificato).
Nel 1797 finì il dominio Veneziano e l'economia risollevò le sue sorti. Dal 1814 all'Unità d'Italia Crema rimase sotto il dominio austriaco. Si provvide ad attuare una serie di lavori pubblici che migliorarono le condizioni di vita nella città come ad esempio l'illuminazione stradale ad olio, la tombinatura per la raccolta delle acque, il nuovo macello con le ghiacciaie.
Anche se formalmente per tutto il periodo di dominazione austriaca si parla di “provincia di Lodi e Crema”, il centro della vita amministrativa è solo Lodi. Con l'unità d'Italia Crema viene definitivamente aggregata, col suo territorio, alla provincia di Cremona.
Durante il '900 l'assetto urbano rimase pressoché intatto, a parte qualche piccola modifica, cosicché ancora oggi il volto del centro storico, dove domina il meraviglioso Duomo esempio di quello che si definisce " Gotico Lombardo ", é rimasto praticamente intatto.
Campodolcino - (Campodolcino)
Campodolcino è un paese, che si trova a metà strada tra Chiavenna ed il passo dello Spluga, situato in una vallata, attraversata dal fiume Liro.
Nella stazione sciistica lombarda è in funzione la funicolare Sky-Espress che collega la località turistica con la frazione Motta, situata a 1721 mt.
Si tratta della più moderna funicolare d'Europa, l'unica totalmente sotterranea, che può portare oltre 2500 persone all'ora.
In tre minuti supera un dislivello di 700 mt. e immette direttamente sulle piste da sci.
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