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Regione Basilicata
 
Melfi - (Melfi)
Melfi sorge su un colle vulcanico ai piedi del Monte Vòlture. Già insediamento romano, acquistò rilevanza nel Medioevo, soprattutto in epoca normanna (XI e XII secolo), quando divenne residenza prediletta prima dei re normanni, poi di Federico II. Il monumento principale della città è il Castello, eretto dai Normanni nell'XI secolo e ampliato due secoli più tardi da Federico II, che vi fece aggiungere le otto torri.

Se è ragionevole pensare che una posizione formidabile come quella occupata dall'attuale castello non potesse sfuggire agli antichi è anche vero che nessuna traccia di costruzioni romane o longobarde o bizantine (di cui sappiamo però perfettamente che occuparono l'area) è oggi visibile.

La prima fase costruttiva di cui restino chiare tracce è quella Normanna. Il castello doveva allora assomigliare a molti altri castelli normanni ancora visibili: un recinto rettangolare con torri quadrate agli angoli e alcune rompitratta, probabilmente due torri ravvicinate a rinserrare la porta. Strutture di epoca normanna si riconoscono in uno dei due grossi corpi di fabbrica interni, trasformato tra XVI e XVIII secolo in palazzo baronale mediante la chisura con diaframmi murari degli spazi esterni tra torre e torre: in pianta ciò è perfettamente visibile.

In questo periodo aureo per Melfi nel castello si svolsero quattro concili papali tra 1059 e 1101 e fu formalmente bandita la prima crociata nel 1089. Roberto il Guiscardo vi confinò la prima moglie Alberada, ripudiata per sposare Sichelgaita, sorella del principe di Salerno. Nonostante i numerosi soggiorni non è oggi visibile nessuna particolare costruzione ascrivibile al peiodo Svevo, il cui principale rappresentante Federico II Hohenstaufen rivolse la propria frenetica attività costruttiva altrove: il castello della madre bastava evidentemente ai suoi scopi.

Dopo la fine della Casa Sveva e l'avvento degli angioini inizia il secondo grande momento costruttivo del castello di Melfi; Ad opera dei capimastri Riccardo da Foggia, Jean de Toul e Pierre d’Angicourt viene costruito tutto il lato del castello affacciato sulla vertiginosa pendenza della valle del torrente Melfia, scaglionato a diverse altezze sul pendio, che conferisce al castello il suo caratteristico aspetto attuale.
Il castello, anche se Melfi dopo l'esecuzione di Corradino di Svevia si avviava a perdere definitivamente la sua importanza, rimase roccaforte reale e fu anzi prescelto come residenza ufficiale della moglie di Carlo D'angiò.

Gli aragonesi affidarono il castello alla famiglia Caracciolo che ne ricostruì completamente il fronte verso la cità: fu scavato un profondo fossato secco con scarpa e controscarpa parzialmente in muratura, in vista dell'utilizzo delle artiglierie. Più indietro, ma ben visibili dall'abitato, le alte torri Dei Cipressi e dell' Orologio non hanno già più funzione strettamente militare, prefigurando l'utilizzo del castello come residenza baronale di prestigio. Nel castello si tennero alcune riunioni durante la sanguinosa Rivolta dei Baroni contro re Ferrante D'Aragona e suo figlio il Duca di Calabria.
A queste vicende, ai numerosi e violentissimi terremoti, e al lungo disinteresse della famiglia Doria per la gigantesca fortezza si deve lo stato in cui il castello versava fino a pochi anni fa; un grandioso guscio vuoto, simile ad una nave arenata che si sta sfasciando sugli scogli, ai bordi dell'abitato.

I recenti, lunghissimi e indispensabili restauri stanno rendendo accessibile un numero sempre maggiore di stanze, e la collocazione della sezione preromana del Museo Nazionale del Melfese nell'antico nucleo normanno gli rendono finalmente un ruolo di importante attrazione turistica e oggetto di studi.
Avigliano - (Avigliano)
Il paese è situato a ridosso del Monte Carmine ed è tra i maggiori centri della regione. Le sue origini sono molte antiche e secondo la tradizione popolare, i primi abitanti furono i Sanniti, attratti dalla particolare sicurezza del luogo. Suggestiva è la chiesetta di Santa Lucia, in cui sono custoditi vari frammenti di affreschi del 1500. A pochi chilometri dall’abitato, in cima al monte Carmine, è situato il Santuario Madonna del Carmine. Dopo il terremoto del 1694, gli Aviglianesi costruirono il Santuario caratterizzato da due porte intarsiate, opera di artigiani locali e al cui interno sono custoditi pregiati altari marmorei. Il paese è circondato da aree boschive in cui vegetano faggi ed abeti, ed aree utilizzate per la coltura dei cereali. Molto praticato è l’allevamento degli ovini, dal cui latte si ricava un ottimo formaggio pecorino. Anche l’artigianato è molto sviluppato, in particolare quello del ferro battuto, dei tappeti e della lavorazione del legno. Il centro vitale di questo caretteristico paese lucano è Piazza Emanuele Gianturco dalla quale si accede, attraverso un arco, al centro storico. Qui sono ancora visibili alcuni piccoli edifici che non hanno perduto la loro immagine di origine medievale. Lo sviluppo urbanistico che ebbe inizio intorno agli anni sessanta del secolo scorso, ha però sensibilmente alterato l'originale aspetto architettonico dell'antico borgo.
Potenza - (Potenza)
La città sorge su una dorsale di un colle alla sinistra del fiume Basento tra due valloni. Situato a 819 m. sul livello del mare, è il più elevato capoluogo di provincia dell'Italia peninsulare.
L'origine di Potenza è ancora materia di studio e di ricerche. Gli importanti ritrovamenti archeologici effettuati nella zona di Vaglio, a circa 15 Km. a nord-est dell'attuale città, fanno ritenere che, su di un colle a 1000 m. d'altezza, sorgesse un'agglomerato preistorico distrutto dai romani e la sua popolazione si sia poi trasferita, nel IV secolo a.C., nel luogo attuale.
Il "municipium" romano visse la sua florida stagione soprattutto in età imperiale. Saccheggiata nel 402 dai visigoti di Alarico, venne in seguito incorporata dai longobardi nel Ducato di Benevento e poi nel principato di Salerno. Sede vescovile dal V secolo, nel X secolo lottò contro i saraceni e nel XII divenne città demaniale sotto gli svevi.
Nel 1268 fu al centro dell'insurrezione ghibellina che le suscitò contro l'ira di Carlo I d'Angiò e che nel 1269 ne ordinò la distruzione; nel 1273 fu distrutta da un terremoto; riedificata, alla fine del XIV secolo fu feudo dei Sanseverino e, nei secoli successivi, passò sotto varie famiglie nobiliari (Guevara, Lannoy, Loffredo). Coinvolta nei moti contro la Spagna (1647-1648) fu distrutta ancora da un terremoto nel 1694, ebbe una lenta ma notevole ripresa economica e fra Settecento e Ottocento fu attivo centro amministrativo della Basilicata e sede di un importante movimento prima giacobino e poi liberale. Fu la prima città ad insorgere contro i Borboni nel 1860.

Itinerari Culturali

L'odierna città, gravemente danneggiata dal terremoto del 1980, conserva tuttavia, nel centro storico allungato sul crinale e largo non più di 300 m., pregevoli monumenti, quali la chiesa romanica di San Michele, più volte restaurata; la chiesa di San Francesco e la chiesa di Santa Maria del Sepolcro.
Il Museo archeologico provinciale, che si trova in uno dei quartieri moderni sviluppatisi sui pendii alla base del centro storico, è notevole per le collezioni di reperti lucani, dalla preistoria al tardo impero romano. Nei giorni 29 e 30 maggio si svolge la festa di S. Gerardo con la Sfilata dei Turchi, in costume.
La chiesa di S. Maria del Sepolcro è del duecento; fu poi rimaneggiata nel 1498 e nel 1650. Al suo interno vi si può ammirare un bassorilievo marmoreo del XIV secolo raffigurante una "Madonna col Bambino ed angeli". La chiesa di S. Francesco si trova in Piazza M. Pagano, dove sorgono anche i principali edifici pubblici; fu fondata nel 1274ed ha sulla facciata frontale un portale de quattrocento con ante lignee intagliate, del XVI sec. è invece il portale del convento sul fianco sinistro, da qui si accede all'interno dove è custodito il sepolcro di Donato De Grasis (XV sec.) e accanto al quale si trova la "Madonna del Terremoto" (XIII sec.).
La chiesa di San Michele è del XII sec. e al suo interno si trova una tavola del Quattrocento su fondo oro, "Cristo tra gli apostoli".
Nei dintorni si possono visitare: il castello di Lagopésole del 1242 (il più vasto fra quelli fatti costruire da Federico II), la chiesa di S. Maria ad Avigliano, una torre normanna a Vetri di Potenza e un sito panoramico presso il passo La Sellata.
Metaponto - (Metaponto)
La costa del Metapontino rappresenta l'orlo estremo di una pianura alluvionale originata dai detriti depositati dai cinque fiumi (Basento, Bradano, Cavone, Agri e Sinni) che dalle montagne lucane scendono allo Jonio.

Metaponto fu fondata da coloni greci dell'Acaia intorno alla metà del VII secolo a.C., diventando molto presto una delle città più importanti della Magna Grecia. Secondo lo storico Strabone, Metaponto fu fondata da Nestore di ritorno dalla guerra di Troia La ricchezza economica della città proveniva principalmente dalla fertilità del suo territorio, testimoniata dalla spiga d'oro che veniva raffigurata sulle monete di Metaponto e che divenne il simbolo stesso della città e che essa inviava in dono a Delfi.

Metaponto stabilì un'alleanza con Crotone e Sibari e partecipò alla distruzione di Siris. Nel 413 a.C. aiutò Atene nella sua spedizione in Sicilia. Durante la Battaglia di Heraclea del 280 a.C. si alleò invece contro Roma con Pirro e Taranto. Quando Roma vinse definitivamente la guerra contro Pirro, Metaponto fu duramente punita e alcuni esuli metapontini trovarono rifugio a Pistoicos, unica città che era rimasta fedele a Metaponto durante la guerra. Nel 207 a.C. offrì ospitalità ad Annibale e i romani la punirono nuovamente, distruggendola. Divenne allora città federata riacquistando il suo splendore intorno al I secolo a.C..

L'espansione urbana della città continuò fino all'età romana, che coincise con la decadenza e col progressivo abbandono della città, che venne lentamente ricoperta dai sedimenti alluvionali dei fiumi. A Metaponto visse e operò Pitagora che vi fondò la sua scuola. A poca distanza dalla città moderna è situata l'area archeologica di Metaponto con le sue rovine tra cui spiccano le celeberrime Tavole Palatine e il Museo Archeologico Nazionale di Metaponto.
Venosa - (Venosa)
La città, adagiata su un pianoro a circa 400 metri sul livello del mare, alle cui falde scorrono il torrente Rendina ed il Fiumara di Venosa si trova ai confini con la Puglia.
E’ certamente la città più antica della Basilicata come testimoniano numerose armi e suppellettili preistoriche rinvenute nei dintorni e conservati nel Museo Lapidarium.
Per chi si reca a Venosa meta obbligata è il Parco archeologico, suddiviso in tre nuclei principali: il complesso termale e l'Anfiteatro (I-III sec. d.C.), il complesso episcopale con il Battistero, la Basilica paleocristiana, poi Chiesa della SS. Trinità, e la Chiesa incompiuta ed il Castello aragonese "Pirro del Balzo" (costruito nel 1470) che ospita attualmente il Museo Archeologico Nazionale.
La fortuna di Venosa proviene in larga parte dalla sua posizione geografica: per molto tempo essa fu una delle principali stazioni della Via Appia, forse la più importante arteria di comunicazione dell'antichità, strada che congiungeva Roma con Brindisi, vettore e canale obbligato degli scambi tra il Mondo Occidentale e quello Orientale e la sua storia si intreccia con i traffici e le truppe che attraversano l'arteria.
Le dominazioni che si succedono nella città sono comuni a quelle delle contrade del Sud. Ciò che resta è la memoria di un passato illustre che continua a sollecitare studi e ricerche.
Matera - (Matera)
La parte antica dell'abitato di Matera sorge sopra uno sperone che si affaccia su una gravina, ripido solco erosivo scavato nel tufo calcareo dall'azione di acque torrentizie.
Fu prima villaggio preistorico, poi insediamento greco e romano e in seguito dominio di Normanni e Svevi. Intorno al X secolo nelle due vallette che circondano lo sperone sorsero una serie di chiese e di abitazioni scavate nella roccia, che via via diventarono più numerose fino a creare un insieme urbano del tutto particolare, oggi noto con il toponimo "Sassi di Matera".

Le dimore sono grotte artificiali di forma regolare scavate nel friabile tufo calcareo, raggruppate in un labirinto caotico percorso da strette strade e gradinate, talvolta sostenute dalle case sottostanti.

E'ormai certo che il territorio di Matera fu abitato ininterrottamente fin dal paleolitico. In età ellenica la zona fu sotto l'influsso delle popolazioni della Magna Grecia, successivamente accolse fuggiaschi di Metaponto e di Eraclea (dai quali proviene probabilmente il nome Met+Era).

Le origini della città risalirebbero al consolato di Metello (III sec. a.C.), che la battezzò Metheola. Nel 664 d.C. Matera passò sotto il dominio longobardo e venne annessa la ducato di Benevento, ma in seguito all'invasione dei franchi subì gravi devastazioni. Le testimonianze più importanti risalgono alla prima fase medievale, ai secoli VII e VIII che videro lo stabilirsi nelle numerose grotte comunità monastiche benedettine e greco-ortodosse.

I secoli IX e X furono caratterizzati da aspre lotte fra saraceni e bizantini, che tentarono più volte di impadronirsi della regione, e gli imperatori tedeschi, in particolare Ludovico II, che tentarono di scacciarli distruggendo però la città. Dopo l'insediamento dei normanni in Sicilia, nel 1043 Matera fu retta dal conte Guglielmo Bracci di Ferro. Nei secoli seguenti, fra pestilenze e terremoti, Matera passò anche attraverso una breve fase comunale per approdare nel XV secolo ai d'Aragona e attraverso quest'ultimi, ai conti Tramontano. Nel 1514, però, la popolazione inferocita dalle ingiustizie e dalla violenze subite insorse e uccise il conte Giovanni Carlo Tramontano.

Nel secolo XVII Matera appartenne agli Orsini, poi entrò a far parte delle Terre d'Otranto di Puglia e infine divenne capoluogo della Basilicata, titolo che le rimase fino al 1806, quando Giuseppe Buonaparte trasferì le competenze a Potenza. Nel 1927 la città divenne capoluogo di provincia. Occorre ricordare che nel 1935 la provincia di Matera ospitò il confino dello scrittore, medico e pittore Carlo Levi, il quale, sulla scorta di quella che divenne un'esperienza umana profonda, nel 1945 pubblicò il romanzo Cristo si è fermato a Eboli. Nel 1975, alla sua morte, Levi venne seppellito per sua volontà ad Aliano. Il 21 settembre il popolo materano insorge contro l'oppressione esercitata dall'occupazione nazista, dopo che questi demolirono la milizia con all'interno 11 persone, tra cui Natale e Francesco Farina, rispettivamente figlio e padre, quest'ultimo recatosi alla milizia prima della demolizione pagando un riscatto tentando di far liberare il figlio. Altre dieci persone trovarono la morte a seguito dei mitragliamenti tedeschi in ritirata. Matera fu la prima città italiana a insorgere contro i nazisti.

Nel 1948 nacque la questione dei sassi di Matera, sollevata da Palmiro Togliatti prima, e da Alcide De Gasperi dopo. I Sassi divennero il simbolo nazionale dell'arretratezza e del sottosviluppo del meridione d'Italia. Nel 1952 si giunse allo stanziamento di fondi per la costruzione di nuovi quartieri residenziali che svilupparono la città nuova nella quale confluirono le 15.000 persone che abitavano le case-grotta.
Matera è famosa anche perchè è stata considerata per molti anni il "polo del salotto" mondiale. Con questa accezzione si intende una forte crescita industriale avvenuta durante gli anni '80 - '90 che ha permesso un forte sviluppo di aziende di produzione di arredi da soggiorno, prevalentemente divani. Tra le più famose aziende del settore spiccano i nomi di Natuzzi (Divani & Divani), Nicoletti e Calia. Il trend positivo della produzione degli utlimi anni '90, è rallantato considerevolmente con la crescita dei mercati asiatici, oggi principali concorrenti.
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